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SIA DOLCE IL CAMMINO #10

by Roberto Brancati on 23 Agosto 2019, no comments

Victo Ngai

(continua)

Sapere di essere in costante, continua trasformazione: questo è il problema.

Che implica un buon rapporto con l’infinito.

Con l’eterno.

 

Problemi & Progetti

Può essere utile ricordare che un problema, parola di origine greca che significa “ciò che è messo davanti”, è, come il progetto, un’occasione di porci nella condizione di osservatori partecipi e distaccati di ogni accadimento che decidiamo accada o che si manifesta nel nostro universo, in modo da poterne cogliere il maggior numero di sfumature e componenti.

Attraverso un gettare in avanti il nostro sguardo ci diamo il permesso di attivare le antenne dell’intuizione in relazione al tipo di salto temporale o energetico che scegliamo di compiere. O che subiamo.

La trasformazione quindi, oltre ad essere una costante dell’esperienza terrena, può essere allo stesso tempo l’opportunità migliore che abbiamo per dirigere amorevolmente le nostre azioni.

 

Quo Ad Me?

Il laboratorio onirico, teatro dello spettacolo apparentemente involontario che si compie ogni notte, ha tra gli altri il pregio di offrire al sognatore la stessa opportunità trasformativa diurna ma ad un livello molto più sottile. L’immersione nella realtà di sogno è trampolino per il “tuffo” oltre la proiezione, una chance di metterci in una modalità critico-costruttiva nei confronti di quanto stiamo vivendo.

Cosa c’entro io in questo assurdo? Come mi riguarda? Ovvero: Quo ad me? 

Accorgersi di essere in sogno evoca lo stesso strabiliante stupore che avvertiamo quando realizziamo di essere caduti nella trappola di un’illusione, cioè di non esserci accorti, fino ad ora, di aver assegnato verità ad una esperienza virtuale che esisteva solo nella nostra visione.

Un esempio: quando prendiamo coscienza dell’ipocrisia di una relazione che nascondeva, dietro una maschera di amicizia, soltanto un’utilità profittatrice.

 

Del Senso Critico

Allo stesso modo, e forse proprio come palestra di attenzione e lucidità, il sogno ci porta ogni notte, e per più volte per notte, in situazioni assurde e “virtuali” che la nostra mente razionale, priva del livello critico ordinario, accetta come verosimili interagendo con esse in maniera normale.

Sforzarsi di ricordare il sogno quindi, unitamente all’impegno di stabilire con esso un dialogo in tempo reale tramite lucidità onirica, permetterebbe alla mente razionale quell’upgrade indispensabile alle esigenze di una vita in continua trasformazione.

Cogliere inoltre il grado di senso critico che adottiamo in sogno (si veda a riguardo la puntale ricerca pubblicata nel 1985 di Celia Green nel suo libro “Sogno Lucidi”, ed. Mediterranee) ci può aiutare ad indagare la qualità dell’attenzione che destiniamo alla nostra realtà di veglia.

 

Neurplasticità

Un’affascinante ipotesi sulla funzione del sogno a livello psichico è che l’assurdo che viviamo in sonno permetta la formazione di percorsi associativi inediti necessari al continuo esercizio di neuroplasticità che la mente abbisogna per affrontare il continuo mutamento delle nostre condizioni di vita. La neuroplasticità però, per citare il poliedrico Norman Doidge, “o la si usa o la si perde”, (“use it or loose it”).

Come la capacità di sognare.

Tenere allentati i muscoli del sogno garantirebbe insomma una valida ginnastica, una preziosa preparazione atletica della psiche e delle sue gemmazioni: pensiero, ragione, intuizione.

 

E l’Eterno?

Una ginnastica al cambiamento, poiché Panta rei: tutto scorre. E noi con lui.

Se sapremo fare la pace con il mutare inarrestabile che ci palpita in petto forse avremo accesso a quell’armonia infinita che “monti et piagge et fiumi et selve” ci insegnano. Senza parole.

Nulla finisce se non per trasformarsi.

A noi la responsabilità proattiva di guardare alla nostra vita, notturna e diurna, come ad un meraviglioso prodigio da proteggere, coltivare, onorare.

 

#Outro

È per questo che insisto tanto nell’invitarti come Voltaire a coltivare il tuo “candido” campo notturno: sono convinto, citando la generosa grazia del sapiente Angelo Tonelliche ad ognuno sia data la possibilità di “ridestare la natura illuminata che giace, come la pietra filosofale, sotto la polvere delle sedimentazioni psichiche fuorvianti”.

Così intanto ti saluto, come salute porgeva alla sognatrice e al sognatore la pratica rituale dell’incubazione nel tempio di Asclepio. Già oltre duemila anni fa. Ad Epidauro.

E a te dedico questi miei versi, affinché

Ti sia dolce il cammino
che conduce
alla stella
divina scintilla
che dentro i tuoi occhi riluce.

 

À bientôt,

さようなら

Après Un Rêve (Gabriel Fauré, Romain Bussine – 1877)

Dans un sommeil que charmait ton image
Je rêvais le bonheur, ardent mirage
Tes yeux étaint plus doux, ta voix pure et sonore,
Tu rayonnais comme un ciel éclairé par l’aurore;

Tu m’appelais et je quittais la terre
Pour m’enfuir avec toi vers la lumière,
Les cieux pour nous entr’ouvraient leurs nues
Splendeurs inconnues, lueurs divines entre vues

Hélas! Hélas, triste réveil des songes
Je t’appelle, ô nuit, rends moi tes mensonges,
Reviens, reviens radieuse,
Reviens, ô nuit mystérieuse!

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