Milano e Vincenzo – Intervista con Alberto Fortis

by Antonello Zappatore Palladino on 1 Dicembre 2019, 2 comments

“penso troppo al mio futuro” ripeteva delirando
“penso troppo al mio futuro, penso troppo e vivo male
penso che fra più di un anno cambieranno i miei progetti
penso che fra più di un anno avrò nuove verità
ma tu non farmi questo errore vivi sempre nel momento
cogli il giorno e tanto amore cogli i fiori di lilla'”

il lupo e la volpe (dietro si intravede il piano)

 

Qualche giorno fa eravamo a Milano per un’intervista con Alberto Fortis.
Io credo che Fortis abbia scritto senza mezzi termini, uno dei dischi più importanti della musica italiana – “Alberto Fortis”. Raramente eclettismo ed autenticità riescono ad avvicinarsi così tanto e diventare Pop; quando questo succede così bene andrebbe studiato a fondo.
Peccato si siano messi di mezzo gli anni ’80.
Da cui, come si sa, non se ne esce vivi.

Del nostro pomeriggio a casa di Fortis ci rimane un’aria; il filo sottile e teso della nostra conversazione,
le scarpe verdi; le maschere
e il genio della lampada lì sospeso.

Qui sotto l’intervista:

Occhiali da ignoto, baseball
Un vero raggio di sole è felice di incontrare un paio di occhiali.
Perché arrivati a fine corsa tutta la corsa appare improvvisamente inutile?
Perché quel senso di pace rassegnata è, allo stesso tempo, tremendo e felice?
Quale segreto racchYude?
La fine della fatica e il terrore dell’ignoto abbracciati insieme?
Sembra tutto così facile quando la sera leggi la preghiera del tuo angelo custode. Poi, la mattina, senti la gente che si muove… e la lasci andare, aspettando il tuo turno che forse è già passato. Aspetti e torni a riaddormentarti là dove quella preghiera ha senso vero, di vero risveglio.
Forse la vita predispone in modo che ognuno di noi si senta il migliore e questo ci aiuta.
Passi venticinque anni della tua vita a imparare a stare con gli altri. Quando ci riesci capisci che è tutto inutile e cominci davvero a occuparti delle tue cose.
Che paura di non trovare più la felicità.
Sto scaricando tutta questa forza in un solo colpo di mazza da baseball: e la palla sta volando alta, lontana, spero si schianti sul quadro di luci sopra la tribuna centrale, in alto.

E se il terrore fosse stupore?
E se il terrore fosse torrone?
Allora l’ignoto sarebbe torrone.
Mangiamoci un pezzo di ignoto e non se ne parli più

[Testo che Alberto ha letto a fine puntata, tratto da: “AL Che fine ha fatto Yude?” La storia autobiografica di Alberto Fortis – Aliberti Editore]

2 thoughts on “Milano e Vincenzo – Intervista con Alberto Fortis

  1. Ringrazio lupo e il contadino,sempre all’avanguardia e intensamente attuali rispettando la sfera emotiva e spirituale con una modernità interessantissima. Grande Fortis che ammiro sia professionalmente che emotivamente, vorrei essere lì con voi per condividere idee e sentimenti. Grandi. Ciao Alberto

    • Grazie Liana!
      È bello sapere che esistono ascoltatrici così, senza che noi sappiamo mai niente.
      Magia della radio!
      🙂

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