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IL DIALOGO #3

by lupoecontadino on 25 Giugno 2019, no comments

Rubrica sul Sogno Lucido a cura di Roberto Brancati

Tornati dal viaggio di nozze, dopo i fuochi d’artificio della luna di miele, eccoci di nuovo qua.

La vita scorre serena, con il suo carico di mistero che sbiadisce tra le pre-occupazioni e le tensioni al divenire.

E noi, finalmente completi ed assetati, possiamo guardare al la nostra affascinante interiorità senza paura o eccessivo pudore ma con quella dose di eccitazione inebriante che accompagna ogni scoperta.

Wunderkammer

Durante la trasferta di lavoro immaginale compiuta fin qui abbiamo creato una stanza delle meraviglie, una wunderkammer nella quale sederci e conversare amabilmente con il nostro consorte: quella in cui la Veglia può incontrare l’amante onirico e il Sognatore l’amata che è desta.
Ognuna delle parti sa che troverà l’altra qui ad aspettarla ogniqualvolta sentirà l’esigenza di uno sguardo, di un bacio, di una carezza dall’aldilà.

A patto però di non perdersi nel ritorno dall’inferno, dal luogo che ci vede apparentemente separati. Come fa Orfeo che, senza fiducia in ciò che non vede, rinuncia per sempre alla sua dolcissima Euridice.

La coppia felice

Una relazione felice, come piantina che fiorisce in primavera, si nutre di attenzione. Il nostro compito è di non fare mancare il sole e l’acqua fresca al giovane stelo che si affaccia oltre la zolla. E anche quantunque il germoglio non fosse ancora spuntato, è nostro dovere non dimenticare di innaffiare la terra e l’invisibile seme, che esplode lontano dal nostro sguardo, nel buio sepolto che è l’unico ambiente che abbisogna.

Pensare per immagini

Il dialogo col sogno è di molte forme e dimensioni.

Non sempre, né solo, verbale.

Anzi, spesso è necessario, come suggerisce Castaneda, proprio abbandonare le parole ai loro insopprimibili confini e lasciarsi andare nel profondo cielo delle immagini, dove le parole stesse non toccano.
Perché quando le parole toccano la ghiaia del pensare fanno ripiombare a terra, ad ogni passo, la delicatissima sensazione di leggerezza che accompagna il pensiero per immagini.

Appuntare i sogni di primo mattino è un esercizio che il corpo energetico del Sognatore è però tenuto a fare per mantenersi “all’altezza” del partner onirico che, con eleganza e maestria, si muove nello spazio psichico esaltandone aspetti, condizioni, possibilità.

La danza col Sogno

Descrivere il sogno è come una danza della quale la mente è fondamentale impari le regole, ne eserciti la disciplina indispensabile alla sua pratica.

Chi si fosse avvicinato al mondo della coreografia conosce il rigore e lo spirito di sacrificio con il quale ogni ballerino deve affrontare il rapporto con il proprio corpo e la sua espressività, con la musica, con le esigenze delle variazioni.

Ebbene, scrivere i sogni è come quella classe di danza a cui prendiamo parte ogni giorno per mantenere elastici e pronti a rispondere i muscoli del corpo di sogno.

Quindi prendere nota delle immagini oniriche, analizzarle, riviverle da svegli, è un’eccellente palestra di comunicazione con il sogno.

I limiti di velocità

Ma così come l’immediatezza del pensiero visivo si deve adeguare a quello della materia-parola e alla sua densa e complessa regolarità sintattica (qualora volesse stabilirvi una relazione, ovviamente), allo stesso modo dovrà fare i conti con l’estrema rapidità di avvicendamento delle immagini spontanee che soffiano, come calde correnti estive, tra le fronde della razionalità.

Con grande attenzione quindi il pensiero (e non la mente, delegata, secondo la sua etimologia, a misurare la realtà) potrà armonizzare naturalmente lo stress del rapporto tra la velocità della propria luce-visione e quella del vuoto-silenzio immobile.

E questo avviene attraverso un ascolto-sguardo disattivo ma partecipe della propria e altrui interiorità.

Pronti all’immediato

È essenziale così essere pronti all’immediato, senza farsi spaventare-congelare da ciò che compare all’occhio della mente come frutto di questa nuova unione: accogliere e nutrire i figli del matrimonio sacro, crescere l’imprevedibile attraverso un continuo scambio di opinioni, sensazioni, intuizioni.

Senza nascondersi all’assurdo ma accettandolo come connaturato al mistero dell’esistenza.

È da Eroi, da Eroine, questo viaggio. Lo abbiamo detto.

E il meraviglioso è la lingua del nostro racconto.

つづく
(continua)