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Cosa ti impedisce di ricordare un sogno? #1

by Roberto Brancati on 11 Giugno 2019, 2 comments

Cosa ti impedisce di ricordare un sogno? #1

Gustave Dore – Ogre in the Forest

Non lo so.

È bene premetterlo.

Ho però notato che ci sono diversi automatismi che scattano proprio quando il pensiero è più vulnerabile, proprio laddove un piccolo, quasi impercettibile movimento, porta grandi e sostanziali mutamenti, conseguenze sproporzionatamente maggiori rispetto all’energia impressa nel mini gesto scatenante. Un po’ come deviare alla fonte la portata di un ruscello che diverrà grande fiume.

Il risveglio del mattino è uno di questi momenti delicati: il modo che hai di dialogare con le aree di più marcata involontarietà della tua psiche, ovvero quelle oniriche, descrive in maniera chiara i tuoi atteggiamenti nei confronti del nuovo, del diverso, dell’imprevedibile.

Infatti, se appena ti svegli, hai come reazione meccanica quella di seppellire il ricordo del sogno il più in fretta che puoi sotto la densa coltre delle incombenze quotidiane, è certo e naturale che, a meno che il contenuto onirico non sia traumatico o particolarmente piacevole o assurdo, le immagini sognate svaniranno immediatamente.

È per questo motivo che benedico gli incubi: non perché io sia sadico o masochista ma proprio perché nei sogni di paura entra in gioco il sistema nervoso, che attiva quello cardiocircolatorio, quello muscolare. Essendo il corpo un luogo della memoria nelle cui fibre si imprimono le esperienze, il ricordo del sogno si fa aiutare da queste ultime (le sensazioni corporee) per portare alla luce del giorno ciò che la notte ha mostrato, di nascosto dalla ragione, al tuo pensiero visivo.

È quindi proprio il pensiero razionale che va educato affinché mantenga vivo il dialogo con la psiche profonda.

La paura è un mezzo. Non un fine. Un mezzo per sottolineare il valore di un’esperienza. Un mezzo per conoscere sé stessi e gli altri.

Il primo automatismo ostacolo-al-ricordo-del-sogno che incontriamo è quello cosiddetto Oniro-Sminuente: l’atteggiamento che ti porta a pensare, mentre le immagini oniriche svaniscono, dissipate dall’istinto di sopravvivenza, che ciò che ti si propone come barlume di memoria di sogno agli occhi della mente sia un “trascurabile dettaglio”.

Secondo la teoria che potremmo definire della “Tutela dello Status Quo” attuata da quello che Igor Sibaldi ha denominato Autós (ciò che so di sapere di me) la tua stabilità psicologica si fonda su un’attenta valutazione di quali siano i (vecchi) dati da mantenere validi nei  processi psichici e quali quelli (nuovi) pericolosi, che mettono in forse le certezze sulle quali basi il tuo pensiero razionale.

Sembrerebbe fuor di dubbio che il sogno, in quanto portatore sano di assurdità, abbia come compito di allenare al mente razionale a compiere i più arditi esercizi di “stretching logico”, a tendere fino allo spasimo la fibra del possibile per vedere sino a che punto la ragione riesca a tenere insieme i dati e le situazioni più inverosimili. Si vedano a riguardo le svariate testimonianze di sogno pervase della più squisita paradossalità (ad esempio il Sogno della Scala di Giacobbe o il Sogno dello Yogi di C. G. Jung).

Ecco.

Proprio questa attività di sana tensione razionale è ciò che al risveglio mattutino “deve” essere scacciata dalle forze-dell’ordine-precostituito al comparire sulla scena della coscienza mattutina del pensiero verbale: per preservar sé stesso!

Il tuo Autós non ha infatti nessuna intenzione di essere rimpiazzato da ciò che non conosce, da ciò che di magnifico ti può riguardare nel tuo sogno di questa notte. E così, come colui che sta annegando e, nel panico, non ha nessuno scrupolo nel trascinare sott’acqua il suo soccorritore fino ad ucciderlo pur di salvarsi, la ragione usa come salvagente il cadavere  del sogno di questa notte pur di non soccombere al diluvio dell’assurdo che piove (misericordioso, oserei dire) sulla psiche attiva nel sonno.

Come se ne esce?

La mia ipotesi è che se ne esca con l’avere fiducia nella tua psiche profonda, con l’idea che questa non sia (più solo) quella caverna di mostri orribili che ti hanno insegnato a fuggire ma un luogo ricco e misterioso da cui trarre informazioni e insegnamenti utili su come funziona ciò che ancora non sai di te.

Per questo, appena svegli, è bene trascrivere anche il più infimo e banale ricordo di sogno: per tendere amorevoli la mano alle tue profonde immensità.

È quindi necessario affrontare fiduciosamente la selva oscura dell’irrazionale possibile che si manifesta nel tuo sogno, consapevole che tu non sei ciò che sogni ma sei chi sogna.

È un processo breve ed indolore?

Non proprio.

Bisogna lasciar andare tante identificazioni, dissipare innumerevoli illusioni, disconoscere sconfinate praterie di comode autolimitazioni osannate dalla Civiltà ma aborrite dal tuo sentire più sincero e genuino.

Non è neanche facile.

Ma facendolo lo diventa.

 

E per farlo bisogna diventare Eroine, Eroi.

 

Roberto Brancati

つづく

(continua)

 

Dormire, forse sognare. Interpretazione di Damiano Ferraretti:

2 thoughts on “Cosa ti impedisce di ricordare un sogno? #1

  1. Comincia il viaggio, che meraviglia 🙂 Un viaggio dentro ai sogni !!
    Che belle cose che hai scritto, mi ci sono ritrovato in pieno. Per molti anni non ho avuto tempo di sognare ero Oniro-Sminuente come scrivi tu.
    Pensavo che i sogni fossero solo elementi di disturbo, che fossero solo una reazione fisiologica del cervello. Un qualcosa di poco conto.
    Poi sono diventato padre e i miei due piccoli maestri mi hanno fatto ricordare i sogni. Sia perchè si svegliavano al momento giusto interrompendo il sogno e strappandomi sempre un sorriso prima di andare da loro sia perchè i loro incubi mi permettevano di entrare nel loro mondo in punta di piedi.
    E allora ho cominciato a capire a cosa servono i sogni. Poi ho incontrato Sibaldi che parlava di autòs e sogno lucido ed infine sei arrivato tu con questi tuoi bellissimi post.
    In un mondo grigio che ci vuole tutti assoggettati a regole e orari sognare è la nostra difesa, è il nostro grido di risveglio (non solo fisico), è il nostro mondo a colori. A proposito, ci sono differenze tra i sogni a colori e in bianco e nero ? Mi sono ricordato che da bambino mi dicevano questa cosa ma io ho sempre sognato a colori, non ho mai conosciuto nessuno che sogni in bianco e nero.
    Comincerò a trascrivere i miei sogni, grazie 🙂

    • Carissimo Alessandro,
      grazie per la tua testimonianza che, come in ogni effetto rete proattivo che si rispetti , è di sostegno e luce per tutti i componenti della comunità di sognatori.
      sono felice che questa rubrica ti sia di stimolo per riprendere un contatto antico, quello coi sogni, che ha davvero tanto da restituire: seppur con enigmatiche fattezze e simboli da interpretare, le immagini oniriche sono un’alimento indispensabile sia per la mente di veglia che per le parti più sottili della psiche.
      Sui sogni a colori e in bianco e nero, ti dirò che dopo qualche indagine, concordo con chi considera il bianco e nero un processo cromatico artificiale, che ha caratterizzato la prima stampa e le prime trasmissioni cine-televisive. quando nelle prime sale di proiezione e poi dal tubo catodico cominciarono a fluire sequenze in bianco e nero, questo sembra aver impressionato l’immaginario del pubblico che ha di riflesso prodotto sogni dello stesso tipo. ciò è dimostrato dal fatto che le nuove generazioni sembrano sognare a colori. la discussione tuttavia è aperta e chiunque lo desideri è invitato a portare la propria esperienza, che senza dubbio arricchirà quella degli altri.
      Spero di leggerti presto di nuovo.
      un caro saluto,
      Roberto

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