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DENTRO IL LUPO #6

by Roberto Brancati on 15 Luglio 2019, 2 comments

Rubrica a cura di Roberto Brancati

(continua)

A teatro avviene una simulazione della creazione universale.

Seduta in platea, la pupilla attraverso cui guardi il mondo assiste partecipando a quella che per tradizione chiamiamo Opera Alchemica: l’eterno svolgersi dei ritmi di Natura che “così in Cielo come in terra” scandisce, sempre diverso, il divenire.

Sia dentro che fuori.

Ciò che accade all’interno del panorama psichico dell’individuo è strettamente correlato a ciò che si verifica in Natura, essendo l’essere umano, per dirla con Carl Sagan, “made of starstuff”, ovvero “fatto della stessa sostanza delle stelle”.

 

Lezioni di Nulla

Il buio che precede l’apertura del sipario può essere paragonato all’ambiente narrativo che si presenta quando le nostre palpebre sono chiuse, quando il grande Nulla, il mistero della vita, non ha ancora preso forma e offre quindi all’immaginazione, insieme allo sgomento, un accesso privilegiato all’infinito.

Questo momento magico che possiamo arditamente chiamare nigredo (o Opera al Nero), oltre ad essere il luogo della disperazione, dell’horror vacui, dell’assenza di baricentro identitario, corrisponde anche a quell’abisso coperto dalle tenebre che le Scritture (Gen.1, 2) pongono a principio creativo per eccellenza.

 

Rallentiamo

Il non-vedere-ancora, quello spazio in cui ci troviamo in assenza di una teoria, è l’ambiente delicatissimo nel quale il nostro piccolo chimico interiore combina più o meno coscientemente le funzioni psichiche per trarne la risposta più adeguata alla situazione del momento. Ed è in questo laboratorio che nasce, tra le altre velocissime reazioni, la paura: la risposta, molto spesso mediata dalla memoria, ai pericoli della vita d’ogni giorno.

Stiamo qui, nella pancia del Lupo, per qualche minuto, durante la lettura di questo articolo. Restiamo al buio. Rallentiamo.

Non avendo ancora il baricentro identitario di cui abbiamo accennato poco fa, in questo Buio-Nulla ci risulterà più semplice muoverci all’interno delle possibilità psichiche messe a disposizione dall’infinito, senza identificarci-calcificarci nelle maschere che il vivere sociale impone più o meno affettuosamente ai suoi partecipanti (il ruolo della figlia, del datore di lavoro, del buon vicinato).

 

Ad Occhi Chiusi

Saper stare dentro il nero è un’attitudine che ognuno ha e che sperimenta ad ogni battito di ciglia. Ogni notte ci abbandoniamo fiduciosi al mistero che generosamente premia il nostro coraggio con visioni ed esperienze oniriche degne di un grande narratore.

Il modo in cui rispondiamo al buio è quindi il primo gesto che, se d’amicizia, permette alle diverse componenti del nostro intero psichico di entrare in una relazione fruttifera, funzionale.

 

La Quarta Effe

Certo è che il buio per definizione sia uno dei luoghi di maggiore tensione poiché il non poter conoscere con la vista espone uomini e animali a diversi gradi di pericolo. Il nero è allo stesso tempo metafora dell’ignoto davanti al quale gli esseri viventi si trovano in ogni attimo dell’esistenza.

Le risposta che il nostro organismo dà al pericolo percepito possono essere di combattimento (fight), di fuga (flight) o di paralisi (freeze).

Ognuno potrà, guardandosi dentro, ritrovare il proprio modo, la propria attitudine.

Attraverso lo studio e la pratica del sogno lucido ho scoperto però che esiste una quarta variabile di risposta al pericolo, una quarta F: la effe di fun, di divertimento!

 

Vertere Altrove

Per rispondere opportunamente allo sgomento generato dal trovarsi di fronte all’abisso dell’ignoto ho notato essere assai utile spendere la frazione di secondo che succede allo sgomento nel porsi la domanda: “chi sta avendo paura?”, prima ancora che “di che cosa?”.

La disidentificazione (già incontrata nel test delle realtà) con ciò che so di me stesso, con ciò che mi aspetto di trovare oltre la siepe, è appunto quel movimento di-vertente (ovvero che mi porta altrove) rispetto al contesto nel quale proietto, in un futuro non ancora disegnato, immagini note che appartengono ad un passato già visto, comodo, apparentemente sicuro.

Mi allontano quindi col sorriso dal quel già-visto nel quale avviene il sacrificio dell’infinito possibile sull’altare della paura, da quella stessa aberrazione che vede il dio Kronos ingurgitare i propri figli per timore di venire da essi detronizzato.

 

Un Volere Continuo

Durante la lucidità onirica si ha la strabiliante possibilità di divertirsi instaurando uno scambio in tempo reale tra le stimolazioni che il sogno ci sottopone e le risposte che diamo alle stesse, indirizzando le nostre azioni in un continuo volontario che coinvolge ogni livello percettivo.

Strumento indispensabile per compiere queste acrobazie onirico-sensazionali è, come avrai senz’altro intuito, una ferma e dinamica Volontà.

つづく
(continua)

 

Istruzioni per rendersi infelici – Giorgio Nardone e Paul Watzlawick

by Antonello Zappatore Palladino on 9 Luglio 2019, one comment

Di seguito la trascrizione di un significativo estratto dall’intervista radio che abbiamo fatto con Giorgio Nardone.

<<“Istruzioni per rendersi infelice”, è una prescrizione generale del mio maestro Paul Watzlawick su vasta scala. Nella filosofia scettica, tu conosci quello che è attraverso quello che non è. È molto più efficace parlare di come fallire qualcosa che di come possa realizzarla. […] Una delle trappole di noi essere umani è che vogliamo rendere volontario ciò che è spontaneo. Io non posso decidere di essere felice.
Allora la strategia che viene adottata è quella di orientarsi verso tutto ciò che ti può rendere infelice. Noi abbiamo elaborato una tecnica del “come peggiorare”.

– Stai suggerendo anche una forma alternativa di pianificazione della giornata?

Voi non potete immaginare quanto sia efficace. La mattina tu fermati 10 minuti, taccuino alla mano e pensa tutti i modi per peggiorare, scrivili e poi lascia andare la giornata come viene.

[…]
abbiamo ormai degli imbonitori di felicità. Ad Harvard si insegna l’economia della felicità, i corsi del come rendersi felici attraverso il pensiero positivo o antiche pratiche del buddismo zen, senza pensare che trasferire questa pratica da una cultura ad un’altra cultura è fallimentare. Questo riguarda una crescita personale entro un certo percorso, non riguarda l’applicazione a dei disturbi, a delle patologie.>>

Intervista radio con Giorgio Nardone

Puoi ascoltare l’intera intervista, qui:

Qui invece un interessantissimo approfondimento video su Paul Watzawick che parla in italiano, a RaiTre, del principio di causalità:

 

 

CHE SPETTACOLO! #5

by Roberto Brancati on 9 Luglio 2019, 2 comments

Rubrica sul Sogno Lucido a cura di Roberto Brancati

(continua)

Si può imparare ad essere autori?

Innanzi tutto è bene sapere che la parola autore è strettamente connessa alla capacità di ampliare il campo di ciò che già esiste. Il termine infatti deriva del latino Àugeo: accresco, faccio prosperare, e definisce l’attività di colui che si fa interprete e protagonista di ciò che accade nella propria e nell’altrui vita.

In quel far prosperare è compresa la capacità di trascendere i tuoi confini e questo lo puoi fare solo lasciando indietro qualcosa di te che ha fatto il suo tempo.

 

L’altro

Lo specchio dinamico rappresentato dal sogno è uno degli strumenti utili ad accorgerti di essere in continua metamorfosi. Puoi ad esempio incontrare la trasformazione ogni volta che, ricordando un sogno, ti poni nella condizione di riconoscerti nei protagonisti che popolano e animano i tuoi racconti notturni: tanto i racconti piacevoli che quelli che sconvolgono equilibri ormai solidi e stabili.

Ci vuole un gran coraggio a fissare lo sguardo sul racconto e accettarne la maternità: affacciarsi sull’abisso e chiamarlo con il tuo nome. Questo gesto di responsabilità è una delle vie regie al regno incantevole del sogno lucido.

 

Ricordati di scrivere i sogni

Posto che il nostro lavoro col sogno è fondato su un dialogo costante e appassionato, non ti stupirà che mi aspetto da te che sin dalla prima puntata di questa rubrica tu abbia cominciato a scrivere i sogni con impegno e sincera dedizione. Il sogno scritto, meglio sulla carta a righe o quadretti di un bel quaderno, è infatti la materia prima dei nostri elaborati.

 

Il coraggio di non-essere

Si ripropone quindi come ipotesi elettrizzante che ogni personaggio che compare in un sogno sia composto della tua stessa energia psichica: sia una maschera che la tua essenza profonda indossa per metterti al corrente di alcune fondamentali situazioni e dinamiche comportamentali che, obnubilata dalla sicumera, la mente cosciente non riesce a riconoscere.

Sembra che la psiche adotti, come fa un pittore mischiando i colori, gli interpreti adatti a veicolare il messaggio criptato usando i caratteri psicologici che attribuisci ai tuoi conoscenti (o ai tratti associativi degli estranei sognati) come ingredienti necessari a garantire al pastiche risultante il tono utile all’integrazione di questa narrazione.

 

Dubito Ergo Sum

Come vedi siamo sempre di fronte ad uno specchio ma è assai raro che, durante la riflessione della realtà che si svolge di fronte ai nostri occhi, sia essa onirica o vigile, abbiamo la capacità di dubitare che ciò che accade sia conseguenza di una precisa e misteriosa nostra volontà.

Il controllo di realtà che abbiamo incontrato ultimamente però offre il destro per poter rapportarsi a ciò che viviamo con un atteggiamento paradossalmente meno attivo (vedi la sospensione dell’attività proiettiva) ma più lucido e distaccato emotivamente (il sano dubbio).

Immagina di trovarti di fronte ad una persona che conosci e che “sai come la pensa”. Mentre l’amica ti sta parlando di un qualunque argomento, il tuo pensiero vaga senza ascoltare ciò che ti arriva dall’esterno ma procede sovrascrivendo alla realtà un livello di pregiudizio che di fatto neutralizza ogni possibilità di contatto autentico con l’altro. Il test aiuta ed evitarlo.

 

Chi ti parla

In sogno, chi ti parla è invece un misterioso drammaturgo: non sei tu… o almeno non è la parte di te che sei abituato a chiamare io. E questo è già sconvolgente di suo. Chi ti parla è qualcuno-qualcosa più ampio e sconfinato di quel pronome personale intorno al quale fai girare tutto ciò che ti accade.

Prendendo una distanza che potremmo chiamare autoriale dagli accadimenti, onirici e non, abbiamo quindi modo di generare uno spazio energetico di non-tempo durante il quale permetterci il lusso di studiare con calma attenzione tanto ciò che avviene, quanto il modo in cui questo avvenimento, relazionale o contemplativo che sia, riverbera all’interno del nostro campo percettivo.

 

Il Movimento Critico

Porsi in condizione critica nei confronti di ciò che avviene (di notte in sogno, di giorno in veglia) ha il preciso scopo di smascherare il personaggio del teatro interiore ed esterno, disattivando l’automatismo narrativo e offrendoti l’opportunità di accogliere una parte di te che sei non-coscientemente, così da permetterti di fare tesoro dell’insegnamento che questo movimento cerca di trasmetterti ad ogni occasione.

 

Andiamo

Per questo e tanti altri motivi è bello andare a teatro. Assistere allo spettacolo significa prima di tutto prendere per mano il tuo modo di vedere le cose e portarlo nel magico mondo dove tutto è creato per te, tutto è te.

Ma lì, tutto è contemporaneamente anche qualcosa che non sei, che non conosci. Ancora.

E che puoi finalmente incontrare.

つづく
(continua)

 

L’intervista radio: “Introduzione al Sogno Lucido” con Roberto Brancati, la trovi QUI

Leonard Cohen. Il radio racconto con Nicola Perullo

by Antonello Zappatore Palladino on 3 Luglio 2019, no comments

Titoli
di Leonard Cohen
(tratto dal Libro del Desiderio – Strade Blu/Mondadori)

Ho ricevuto il titolo di Poeta
e forse lo sono stato
per un po’
Anche il titolo di Cantante
mi è stato gentilmente attribuito
anche se
a stento ero capace di intonare un motivo
Per molti anni
sono stato considerato un Monaco
Mi rasavo il cranio e indossavo lunghe vesti
e mi svegliavo prestissimo
odiavo tutti
ma fingevo di essere generoso
e nessuno mi ha mai smascherato
La mia reputazione
di Donnaiolo era uno scherzo
mi ha fatto ridere amaramente
nel corso delle diecimila notti
che ho passato da solo
Da una finestra del terzo piano
affacciata sul Parc du Portugal
ho guardato la neve
scendere per tutto il giorno
Come sempre
qui non c’è nessuno
Non c’è mai 
Per fortuna
l’intima conversazione 
è cancellata
dal bianco rumore dell’inverno
“Io non sono la mente
e l’intelletto,
e nemmeno la voce che tace dentro…”
anche questo è cancellato
e adesso Gentile Lettore
con quale nome
nel nome di chi
tu vieni
a poltrire con me
in questi lussuosi
e declinanti reami
di Intimità Senza Scopo?

Canzoni di Amore e di Odio

radio-racconto di Lupo e Contadino e Nicola Perullo

partecipazione straordinaria di Lalo Cibelli

registrata nella casa-studio del fotografo Giuliano Bedonni, tra flipper e juke-box

:

Scrivici le tue ispirazioni coheniane alla mail: lupoecontadino@gmail.com

IL TEST DELLE REALTA’ #4

by Roberto Brancati on 3 Luglio 2019, 2 comments

Rubrica sul Sogno Lucido a cura di Roberto Brancati

(continua)

e allora? che si fa?

beh, allora meravigliamoci!

Lo stupore entusiastico è davvero sul confine della pupilla: è il frutto maturo della scoperta-accettazione della nostra seconda vita, tutta interiore e generosissima, che è quella di Sogno.

Questo accorgersi-di-essere-di-più offre l’opportunità della mirabilia, ovvero del racconto di un viaggio straordinario che conduce alla conoscenza responsabile delle profonde e misteriose altezze della psiche.

Il viaggio nel Sogno Lucido ha diverse porte d’accesso.

In questa occasione apriremo quella del Test di Realtà.

 

Le Due Realtà

Se siamo disposte a integrare la realtà vigile con quella onirica sarà immediato e indispensabile il prendere atto che non esista un’unica realtà ma ce ne siano almeno due; tutti sogniamo e sappiamo di cosa sto parlando.

Quando parliamo di testare la realtà ci riferiamo ad un esercizio di induzione di Sogno Lucido che si basa sulla costruzione di un ponte energetico-attentivo tra le due suddette categorie di reale.

Si tratta quindi di mettere alla prova le realtà.

Questa dinamica è una vertiginosa accelerazione percettiva che conduce immediatamente davanti ad uno specchio: da una parte avremo la coscienza di veglia, la vita diurna con le sue leggi, convenzioni, abitudini e caratteristiche; dall’altra quella di sogno: assurda, poli-dimensionale, multi-temporale, potentissima.
La superficie riflettente che mette in comunicazione i due ambienti è la tua capacità speculativa.

Ma andiamo con ordine. In cosa consiste il test?

 

I Movimenti

Il test si compone di 4 movimenti da compiersi in questa sequenza: I-domanda, II-sospensione, III-controllo e IV-verifica.

In primis, la domanda da porre a sè stessi.

E’ semplice ma molto sconveniente, almeno per la mente razionale, ed è la seguente: “in questo momento sto sognando?“; va posta inizialmente almeno una decina di volte al giorno. È importante farsi la domanda con estrema serietà per instillare la giusta dose di irrazionalità nel pensiero ordinario.

Sappi però che l’apparente carattere innocuo di questo quesito ti potrebbe trarre in inganno; ma ti accorgi facilmente di essere sotto scacco della ragione appena ti sorprendi ad uscire dall’imbarazzo che la domanda genera con un secco, nervoso e sbrigativo: “ma certo che sei sveglio, idiota!

Questa aggressività gratuita, oltre a permetterti un rilascio di collera repressa, ti darà la misura di quanto la mente ordinaria se la stia facendo sotto.

 

Fermi tutti!

E si arriva al secondo movimento, che è la sospensione.

In questo non-tempo creato per l’occasione, bisogna ad ogni costo mantenere aperta la domanda, ascoltare lo scricchiolio dell’ordinario, affrontare con coraggio quella leggera nausea che si presenta allorché nel silenzio interiore in cui ti ritrovi scegli di dubitare di qualcosa di apparentemente ovvio.

È un piccolo viaggio fuori dal consueto.
Da qui la possibile nausea.

Il leggero squilibrio che provi è una simulazione di quello che accade poi in Sogno. Succede infatti (e chi scrive ne ha avuto più volte evidenza) che mettere in dubbio la materia di cui è composta la realtà di veglia dia origine ad un meccanismo riflesso che ripropone lo stesso dubbio anche nella realtà onirica.

Proprio cosi: se ti porrai la domanda da sveglio, per uno strano e misterioso fenomeno di specularità psichica accadrà che, mentre sogni, ti ritroverai a domandarti “sto sognando?”. Ma con ben altre conseguenze.

Per ora non ti anticipo nulla.

 

Check it out

Il terzo movimento è il controllo: da diversi studi di esperienze è stato appurato che in sogno sia un po’ più complicato svolgere alcune attività specifiche come leggere lettere o numeri (ad esempio il giornale o l’orologio), azionare gli interruttori per spegnere o accendere luci o dispositivi, ritrovare due volte identici dettagli del proprio corpo, tipo le linee della mano o le mani stesse, dopo averle allontanate un istante dallo sguardo.

Si tratta quindi di controllare di riuscire efficacemente a compiere questi semplici gesti.

 

In Sogno

Alcune altre attività risultano invece avere altre leggi nella realtà di sogno e quindi, qualora stessi invece sognando, ti accorgeresti che un piccolo saltello può trasformarsi in un emozionante volo; oppure che tirarsi il dito indice porta ad un allungamento elastico del dito a dir poco inquietante. Saltellare e tirarsi l’indice risultano quindi efficaci test ma la tua creatività a riguardo può non avere limiti.

 

Step 4

Il quarto ed ultimo movimento consiste nella verifica, ovvero nel prendere atto della condizione in cui ti trovi e continuare di conseguenza ad utilizzare l’attenzione in maniera opportuna. Se la risposta è affermativa e stai sognando potrai iniziare l’indagine della spettacolare realtà onirica. Altrimenti avrai “solo” allenato i muscoli dell’assurdo ad entrare in azione appena sarà necessario, anzi indispensabile!

 

Dal Bugiardino

Gli effetti collaterali di questa pratica sono davvero sorprendenti.

Il test di realtà, oltre a indurre un piccolo choc cognitivo che amplia all’istante i confini del possibile, ha come conseguenza la disattivazione graduale dell’attività proiettiva involontaria: depotenzia il pregiudizio… pulisce le lenti con cui guardi il mondo potremmo dire.

Chiedermi se “sto sognando” aiuta infatti a mettere umilmente in forse le mie convinzioni.
Di modo che qualora mi fossi illuso circa qualcosa o qualcuno, se avessi riposto eccessive aspettative, se avessi “fatto tutto io” circa una relazione affettiva o una qualunque attività che si fonda su leggi proprie ed oggettive, attraverso il beneficio del dubbio che il test di realtà assicura, ho modo di disattivare lo strapotere che ho concesso all’esterno e tornare a conoscerlo senza adesivi, etichette, proiezioni.

E il mondo tornerebbe di colpo ad essere quello che è: un luogo immensamente più grande ed interessante di come credevo che fosse.

Insomma: il tuo dubitare di essere l’autrice della realtà è un grande aiuto per cominciare effettivamente a diventarlo.

つづく
(continua)

IL DIALOGO #3

by lupoecontadino on 25 Giugno 2019, no comments

Rubrica sul Sogno Lucido a cura di Roberto Brancati

Tornati dal viaggio di nozze, dopo i fuochi d’artificio della luna di miele, eccoci di nuovo qua.

La vita scorre serena, con il suo carico di mistero che sbiadisce tra le pre-occupazioni e le tensioni al divenire.

E noi, finalmente completi ed assetati, possiamo guardare al la nostra affascinante interiorità senza paura o eccessivo pudore ma con quella dose di eccitazione inebriante che accompagna ogni scoperta.

Wunderkammer

Durante la trasferta di lavoro immaginale compiuta fin qui abbiamo creato una stanza delle meraviglie, una wunderkammer nella quale sederci e conversare amabilmente con il nostro consorte: quella in cui la Veglia può incontrare l’amante onirico e il Sognatore l’amata che è desta.
Ognuna delle parti sa che troverà l’altra qui ad aspettarla ogniqualvolta sentirà l’esigenza di uno sguardo, di un bacio, di una carezza dall’aldilà.

A patto però di non perdersi nel ritorno dall’inferno, dal luogo che ci vede apparentemente separati. Come fa Orfeo che, senza fiducia in ciò che non vede, rinuncia per sempre alla sua dolcissima Euridice.

La coppia felice

Una relazione felice, come piantina che fiorisce in primavera, si nutre di attenzione. Il nostro compito è di non fare mancare il sole e l’acqua fresca al giovane stelo che si affaccia oltre la zolla. E anche quantunque il germoglio non fosse ancora spuntato, è nostro dovere non dimenticare di innaffiare la terra e l’invisibile seme, che esplode lontano dal nostro sguardo, nel buio sepolto che è l’unico ambiente che abbisogna.

Pensare per immagini

Il dialogo col sogno è di molte forme e dimensioni.

Non sempre, né solo, verbale.

Anzi, spesso è necessario, come suggerisce Castaneda, proprio abbandonare le parole ai loro insopprimibili confini e lasciarsi andare nel profondo cielo delle immagini, dove le parole stesse non toccano.
Perché quando le parole toccano la ghiaia del pensare fanno ripiombare a terra, ad ogni passo, la delicatissima sensazione di leggerezza che accompagna il pensiero per immagini.

Appuntare i sogni di primo mattino è un esercizio che il corpo energetico del Sognatore è però tenuto a fare per mantenersi “all’altezza” del partner onirico che, con eleganza e maestria, si muove nello spazio psichico esaltandone aspetti, condizioni, possibilità.

La danza col Sogno

Descrivere il sogno è come una danza della quale la mente è fondamentale impari le regole, ne eserciti la disciplina indispensabile alla sua pratica.

Chi si fosse avvicinato al mondo della coreografia conosce il rigore e lo spirito di sacrificio con il quale ogni ballerino deve affrontare il rapporto con il proprio corpo e la sua espressività, con la musica, con le esigenze delle variazioni.

Ebbene, scrivere i sogni è come quella classe di danza a cui prendiamo parte ogni giorno per mantenere elastici e pronti a rispondere i muscoli del corpo di sogno.

Quindi prendere nota delle immagini oniriche, analizzarle, riviverle da svegli, è un’eccellente palestra di comunicazione con il sogno.

I limiti di velocità

Ma così come l’immediatezza del pensiero visivo si deve adeguare a quello della materia-parola e alla sua densa e complessa regolarità sintattica (qualora volesse stabilirvi una relazione, ovviamente), allo stesso modo dovrà fare i conti con l’estrema rapidità di avvicendamento delle immagini spontanee che soffiano, come calde correnti estive, tra le fronde della razionalità.

Con grande attenzione quindi il pensiero (e non la mente, delegata, secondo la sua etimologia, a misurare la realtà) potrà armonizzare naturalmente lo stress del rapporto tra la velocità della propria luce-visione e quella del vuoto-silenzio immobile.

E questo avviene attraverso un ascolto-sguardo disattivo ma partecipe della propria e altrui interiorità.

Pronti all’immediato

È essenziale così essere pronti all’immediato, senza farsi spaventare-congelare da ciò che compare all’occhio della mente come frutto di questa nuova unione: accogliere e nutrire i figli del matrimonio sacro, crescere l’imprevedibile attraverso un continuo scambio di opinioni, sensazioni, intuizioni.

Senza nascondersi all’assurdo ma accettandolo come connaturato al mistero dell’esistenza.

È da Eroi, da Eroine, questo viaggio. Lo abbiamo detto.

E il meraviglioso è la lingua del nostro racconto.

つづく
(continua)

Il Manuale Musicale dei Sensi | 5 | Assaporare

by Antonello Zappatore Palladino on 19 Giugno 2019, no comments

Qual è il primo ricordo che hai del sapore delle cose?

Le volte in cui mi sono capitati stati alterati di presenza, sono quasi sempre avvenuti vicino al cibo. Prima, dopo, o durante. Ed è quasi sempre una sensazione che mi prende vicino alle tempie.

Quando facevo le scuole medie – non è che fosse un gran periodo, quello – andavo a ripetizione di matematica dal “Compare”. Lo chiamavo così per qualche forma di parentela acquisita con la mia famiglia che non ho mai capito a fondo e neanche voluto sapere.
Un uomo molto buono, con degli occhiali spessi come fondi di bottiglia.
Quei pomeriggi che passavo lì avevano sempre qualcosa di mistico. Non so bene perché, non l’ho mai capito. Prima di cominciare la lezione, c’era un rito: sua moglie mi offriva sempre un crodino ed una caramella “Club”, di quelle con la carta rossa che fa rumore e ci guardavi il mondo attraverso. Me li portava su un vassoio metallico con i fiori disegnati sopra. Erano una miscelanza di sapori strani, complessa e semplice insieme. Non so spiegarlo meglio, ma aspettavo quel momento più della lezione; seduto sul divano di pelle marrone bevevo in silenzio e succhiavo la caramella, senza che ci dicessimo niente.

Il compare mi spiegava gli esercizi e le formule dentro il salotto di casa sua. Io ascoltavo sempre con scarsa attenzione – non è che la matematica in sé mi sia mai interessata più di tanto – ma quasi sempre succedeva una cosa inspiegabile: mentre lui parlava, iniziava un formicolio che dalle tempie si diffondeva poi a tutta la testa. Piacevole ed estatico.

Questa cosa da allora si ripete qualche volta – raramente – sempre con alcune persone ed in alcune situazioni precise. Non lo so perché, ma è una specie di segnale sottile che si è come attivato in quei pomeriggi d’estate.
Non lo so se c’entra la bontà del professore, il sapore del crodino e delle caramelle, o forse qualche altra strana connessione.
Zap

—-

L’idea che c’è dietro il racconto del Manuale Musicale dei Sensi è essenzialmente una: sentire sempre come se fosse la prima volta.
Il menu musicale di stasera sarà una playlist di cose succose.
Raccontare in musica il senso del gusto.
Assaporare insieme attraverso note e racconti.

Vogliate gradire.

Gli Chef
Zap, Toni e Damiano

Tutte le puntate del WolfBox, qui: www.lupoecontadino.it/wolfbox

Ierogamia #2

by Roberto Brancati on 17 Giugno 2019, no comments

Our Daily Bread – René Magritte, 1942

Rubrica sul Sogno Lucido a cura di Roberto Brancati

(continua)

Eroina è colei che è in grado di sostenere lo scontro. Eroe colui che, cosciente tanto del pericolo che del grande valore dell’azione da compiere, si lancia nell’impresa.
Che cos’è quest’impresa? Tra cosa si combatte la battaglia?

Ma soprattutto: cosa c’entra tutto questo col sogno lucido?

Lo scoprirai tra poco, se non l’hai già intuito.

 

Pasifae

Il mito di Pasifae ci ricorda che la Ierogamia, (gr. ιερός γάμος, “matrimonio sacro”), vista anche come l’incontro generativo tra l’umano e il divino, non sempre produce frutti così facilmente assimilabili. 

Il sogno è per tradizione un chiaro caso di ierogamia asessuata. Roba da single incalliti, diremmo oggi: un’operazione nella quale ti “riproduci” in solitaria attraverso l’incontro tra ciò che di divino c’è in te e la tua componente terrena.
Questo incontro avviene quindi anche in sogno e conduce allo sposalizio tra il divino-onirico e il terreno-razionale in ognuno di noi.
Il divino ti parla attraverso il sogno proprio perché quella onirica è una dimensione extra-ordinaria, un ambiente protetto (dallo strapotere della ragione) nel quale puoi incontrare, con libertà negate altrove, le più ardite immagini e dinamiche psichiche.

 

Il Frutto Mostruoso

Il povero Minotauro, frutto mostruoso dell’unione tra l’umana Pasifae e il divino Poseidone nelle sembianze del bel toro bianco, rappresenta il sodalizio ierogamico: demonizzato dalla classicità greca ma onorato da quella vetero-induista.

L’incontro erotico simbolico, bada bene non sessuale, tra uomini e animali (intesi come esseri dotati di anima e in stretta connessione con la natura) giunge quindi a noi, tramite questo “sempre-narrativo” che è la mitologia, intrappolato nel labirinto del proibito e del raccapricciante.

Ma non è sempre stato così.

 

अश्वमेध :  Asvameda

Nel Śatapatha Brāhmaṇa, antico testo vedico composto tra l’XI e il IX secolo a.C., si narra del sacrificio di uno stupendo stallone di razza pura.

Questo rito, chiamato Asvameda si compiva per celebrare la forza e la grandiosità del sovrano in carica. Dopo l’uccisione rituale dell’animale, la prima regina si stendeva accanto al corpo del cavallo sacro per acquisirne le nobili qualità e i pregi che avrebbe poi garantito alla prole reale.

 

Uomini e Dei

Altri casi di “unioni” felici sono rappresentate ad esempio dalla dea egizia Bastet, donna e gatto insieme; oppure Toth, uomo-ibis o ancora il centauro Chirone, grande maestro di medicina per metà uomo e metà cavallo.

Non ultimi i nostri celebri Angeli, che sfoggiano uno splendido piumaggio d’ali su snelli corpi di giovani uomini dai biondi ricci.

 

Tra cielo e terra

Non a caso gli Angeli, i messaggeri celesti, sono anche asessuati: a simboleggiare cioè unità individuale, indistinta e armoniosa completezza superiore. Nel Sogno di Giacobbe (Gen. 28,12), il profeta vede proprio una schiera di araldi divini salire e scendere da una scala che collega il Cielo alla terra.

Come a dire: in sogno avviene il contatto!

Non sempre quindi l’incontro con l’animale è deprecabile. Anzi, qualche traccia superstite ci sostiene nella difesa dell’unione ibrida uomo-natura contro i feroci attacchi dell’esercito tecnologico dell’uomo-macchina.

 

Lo Voglio

È utile così riconoscere che la notte è un territorio nel quale l’uomo incontra la sua parte misteriosa e divina, che lo guida, consiglia… spaventa, all’occorrenza. E con la quale, grazie a un po’ di impegno, può instaurare un dialogo fruttifero e costruttivo attraverso la lucidità onirica.

In questo senso è da leggere il viaggio dell’Eroe che, con il suo coraggio e la forza nel sostenere la battaglia tra le proprie varie e misteriose componenti, unisce gli opposti, permette l’integrazione delle diversità, realizza il matrimonio sacro. Ogni notte.

Vuoi tu prendere come tua legittima Sposa la qui presente Componente Divina che vive in te?

Sì, lo voglio!

Bene. Ti dichiaro marito e moglie.

Puoi sognare la sposa.

つづく
(continua)

Cosa ti impedisce di ricordare un sogno? #1

by Roberto Brancati on 11 Giugno 2019, 2 comments

Cosa ti impedisce di ricordare un sogno? #1

Gustave Dore – Ogre in the Forest

Non lo so.

È bene premetterlo.

Ho però notato che ci sono diversi automatismi che scattano proprio quando il pensiero è più vulnerabile, proprio laddove un piccolo, quasi impercettibile movimento, porta grandi e sostanziali mutamenti, conseguenze sproporzionatamente maggiori rispetto all’energia impressa nel mini gesto scatenante. Un po’ come deviare alla fonte la portata di un ruscello che diverrà grande fiume.

Il risveglio del mattino è uno di questi momenti delicati: il modo che hai di dialogare con le aree di più marcata involontarietà della tua psiche, ovvero quelle oniriche, descrive in maniera chiara i tuoi atteggiamenti nei confronti del nuovo, del diverso, dell’imprevedibile.

Infatti, se appena ti svegli, hai come reazione meccanica quella di seppellire il ricordo del sogno il più in fretta che puoi sotto la densa coltre delle incombenze quotidiane, è certo e naturale che, a meno che il contenuto onirico non sia traumatico o particolarmente piacevole o assurdo, le immagini sognate svaniranno immediatamente.

È per questo motivo che benedico gli incubi: non perché io sia sadico o masochista ma proprio perché nei sogni di paura entra in gioco il sistema nervoso, che attiva quello cardiocircolatorio, quello muscolare. Essendo il corpo un luogo della memoria nelle cui fibre si imprimono le esperienze, il ricordo del sogno si fa aiutare da queste ultime (le sensazioni corporee) per portare alla luce del giorno ciò che la notte ha mostrato, di nascosto dalla ragione, al tuo pensiero visivo.

È quindi proprio il pensiero razionale che va educato affinché mantenga vivo il dialogo con la psiche profonda.

La paura è un mezzo. Non un fine. Un mezzo per sottolineare il valore di un’esperienza. Un mezzo per conoscere sé stessi e gli altri.

Il primo automatismo ostacolo-al-ricordo-del-sogno che incontriamo è quello cosiddetto Oniro-Sminuente: l’atteggiamento che ti porta a pensare, mentre le immagini oniriche svaniscono, dissipate dall’istinto di sopravvivenza, che ciò che ti si propone come barlume di memoria di sogno agli occhi della mente sia un “trascurabile dettaglio”.

Secondo la teoria che potremmo definire della “Tutela dello Status Quo” attuata da quello che Igor Sibaldi ha denominato Autós (ciò che so di sapere di me) la tua stabilità psicologica si fonda su un’attenta valutazione di quali siano i (vecchi) dati da mantenere validi nei  processi psichici e quali quelli (nuovi) pericolosi, che mettono in forse le certezze sulle quali basi il tuo pensiero razionale.

Sembrerebbe fuor di dubbio che il sogno, in quanto portatore sano di assurdità, abbia come compito di allenare al mente razionale a compiere i più arditi esercizi di “stretching logico”, a tendere fino allo spasimo la fibra del possibile per vedere sino a che punto la ragione riesca a tenere insieme i dati e le situazioni più inverosimili. Si vedano a riguardo le svariate testimonianze di sogno pervase della più squisita paradossalità (ad esempio il Sogno della Scala di Giacobbe o il Sogno dello Yogi di C. G. Jung).

Ecco.

Proprio questa attività di sana tensione razionale è ciò che al risveglio mattutino “deve” essere scacciata dalle forze-dell’ordine-precostituito al comparire sulla scena della coscienza mattutina del pensiero verbale: per preservar sé stesso!

Il tuo Autós non ha infatti nessuna intenzione di essere rimpiazzato da ciò che non conosce, da ciò che di magnifico ti può riguardare nel tuo sogno di questa notte. E così, come colui che sta annegando e, nel panico, non ha nessuno scrupolo nel trascinare sott’acqua il suo soccorritore fino ad ucciderlo pur di salvarsi, la ragione usa come salvagente il cadavere  del sogno di questa notte pur di non soccombere al diluvio dell’assurdo che piove (misericordioso, oserei dire) sulla psiche attiva nel sonno.

Come se ne esce?

La mia ipotesi è che se ne esca con l’avere fiducia nella tua psiche profonda, con l’idea che questa non sia (più solo) quella caverna di mostri orribili che ti hanno insegnato a fuggire ma un luogo ricco e misterioso da cui trarre informazioni e insegnamenti utili su come funziona ciò che ancora non sai di te.

Per questo, appena svegli, è bene trascrivere anche il più infimo e banale ricordo di sogno: per tendere amorevoli la mano alle tue profonde immensità.

È quindi necessario affrontare fiduciosamente la selva oscura dell’irrazionale possibile che si manifesta nel tuo sogno, consapevole che tu non sei ciò che sogni ma sei chi sogna.

È un processo breve ed indolore?

Non proprio.

Bisogna lasciar andare tante identificazioni, dissipare innumerevoli illusioni, disconoscere sconfinate praterie di comode autolimitazioni osannate dalla Civiltà ma aborrite dal tuo sentire più sincero e genuino.

Non è neanche facile.

Ma facendolo lo diventa.

 

E per farlo bisogna diventare Eroine, Eroi.

 

Roberto Brancati

つづく

(continua)

 

Dormire, forse sognare. Interpretazione di Damiano Ferraretti:

iniziamo (Sogno Lucido con Roberto Brancati) #Intro

by Roberto Brancati on 3 Giugno 2019, no comments

Roberto Brancati
terrà da oggi per noi qui sul blog, una rubrica periodica sul tema del Sogno Lucido.
Una serie di articoli e suggestioni di Onironautica Spinta.
Insomma,
buona esplorazione!

 

il bello è che fortunatamente sognare non si sappia ancora esattamente cosa sia.

tra teorie, incertezze e convinzioni, il sogno rimane un campo aperto, senza confini se non quelli proposti da una mente razionale che ha il costante bisogno di definire. come ne ha il compito.

le abissali regioni dell’essere umano, che sfuggono al controllo della logica calcolatrice, restano quell’eldorado meraviglioso e terribile da cui  trarre origini, direzioni, vastità.

perché cercare di diventare lucidi in sogno?

quali inimmaginabili vantaggi otterrai da questa misteriosa pratica?

come può esserti utile dedicare tempo e risorse alla ricerca di un’esperienza che vive in un delicatissimo territorio psichico così vicino all’allucinazione, alla visione profetica, all’assurdo possibile?

il sogno lucido è una via sapienziale, un sentiero attraverso il quale ti liberi delle zavorre indispensabili al livellamento e all’omologazione, per acquisire (nuovamente) quel senso di unicità che solo ti permette di continuare a diventare te stessa sempre di più, sempre meglio. all’infinito.

talmente tanto te stesso che non sarà più davvero necessario rispondere alla domanda: “io chi?

ti accorgi che spesso accadi senza causa?
come quando ti trovi in sogno.

 

eccoti.

 

finalmente.

iniziamo.

 

E QUI trovi l’intervista-radio integrale con Roberto Brancati