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Radio Cappuccetto Rosso – La Playlist musicale completa!

by Antonello Zappatore Palladino on 29 Dicembre 2019, no comments

Radio Cappuccetto Rosso, la prima serie radiofonica con Igor Sibaldi appena terminata è stata un viaggio. In tutti i sensi.
“La non-religione”.
Secondo Igor quando si va in diretta-radio si diventa tutti di colpo più intelligenti, ed è possibile così risolvere incredibilmente grossi enigmi.
Quarantadue puntate di circa quindici minuti ognuna, una a settimana, per la durata di un anno.
Serie registrata in giro per l’Italia che ci ha portato a pensare ed a discutere di grandi domande.
Montata, sempre di notte, fra un cantiere e l’altro, da Toni Mannaro.

Ma parliamo un po’ della colonna sonora e raccontiamo qualche altro retroscena: 
di sicuro la scelta dei due brani per ogni puntata ha costituito una molla energetica molto importante. Abbiamo iniziato tutti la serie senza pensare alle difficoltà pratiche, sull’onda dell’idea, arrivando spessissimo alle sessioni di registrazione di notte, dopo giornate piene, lunghi viaggi e intensi seminari, eppure le ore che abbiamo dedicato all’ascolto e alla selezione musicale prima di premere “rec”, è stata una delle zone più fuori dal tempo dell’anno appena passato.
C’era un piacere difficile da descrivere, una specie di forma di letizia-rock, che speriamo sia passata chiara anche dall’altra parte della radio. Dopo diventava tutto incredibilmente leggero.
Insomma, la musica ha avuto un ruolo attivo molto importante,
forse fondamentale.
È per questo che abbiamo pensato di fare a tutti gli ascoltatori lupacchiotti un bel regalo: abbiamo messo insieme e riordinato tutti i brani della serie.
“Find yourself Music is the best”, era un vecchio motto della nostra radio. Forse vale ancora.
Bell’ascolto.

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♪ ♫ ♬ Qui sotto trovi la playlist su YouTube, completa degli ottantadue brani musicali della serie:

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♪ ♫ ♬ Su Spotify, invece, trovi la playlist completa, inclusi anche tutti i brani che abbiamo alla fine scartato
(192 brani, 10 ore e 18 minuti di ascolto):

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Qui sotto tutti i podcast delle puntate: 

https://www.lupoecontadino.it/radio-cappuccetto-rosso/

“Si racconta…” | 2 | La radio nello zaino

by Antonello Zappatore Palladino on 4 Dicembre 2019, no comments

una foto scattata dalla macchina di Damiano, in viaggio verso Milano, all’altezza di Parma

Rubrica di racconti da dietro le quinte di Radio Lupo e Contadino

La nostra radio, la radio del Lupo e Contadino sta in uno zainetto. È uno zaino blu che sarebbe dovuto servire a mettere gli indumenti per il calcetto, solo che poi, alla fine, nello scompartimento delle scarpette ci è finito il mixer; nel resto i microfoni, i cavi, quaderni, campanelle e rumori vari.
È per questo che quando qualcuno ci chiede dov’è la nostra sede, i nostri studi, ci tocca rispondere: nella zaino, nell’auto, sulle spalle, nel mondo. Sembra una risposta un po’ anni settanta, costruita, ma, insomma, le cose stanno così.



Ci capita di essere spesso a Milano in questi mesi. Incontriamo Igor, Silvia, Marina, avventurieri, camionisti che nel bagno alle 3 di mattina ci parlano del benessere (del benessere); registriamo parecchio e giochiamo a biliardo. 
I viaggi a notte fonda e le colonne sonore che casualmente sempre ci propone la radio, sono pozzi inesauribili di ispirazioni.
L’A1 diventa un po’ il nostro ufficio. Abbiamo sbrogliato, fumato e creato su quella strada diverse questioni profondamente esistenziali.
Soprattutto quando si arriva verso Parma – devo dire.
La volta scorsa l’avventura è stata particolarmente colorata: il colore arancione della spia del guasto al motore dell’auto mentre eravamo in partenza da Milano all’1 di notte e con la necessità assoluta di essere in Emilia entro la mattina. Insomma, quel pizzico di pepe che ha mantenuto alta la tensione senza necessità di caffè.
Fino a circa l’altezza di Piacenza; 2.30 del mattino.
Poi,
la radio, Radio Fiore, mai sentita, mai trovata prima – stamattina penso addirittura che probabilmente non esiste -, passa in successione:
– un pezzo di Neil Young da Harvest – che quando lo senti ti accorgi che è uno dei dischi perfetti da ascoltare in autostrada di notte
– la sigla di Lupin III, con quell’attacco straordinario di fisarmonica
– “Luna tu” di Nilla Pizzi, “Luna tu/Che conosci il tempo dell’eternità/e il sentiero stretto della verità/Fa più luce dentro questo cuore mio…”
– un pezzo strumentale dei Pink Floyd dai primi dischi
e, arrivati a casa sani e salvi, con la spia arancione sempre lì a guardarti, ma con più simpatia, il pezzo di chiusura mentre entro nel garage; l’apoteosi:
– “il mulinello della vita” di Castellina Pasi.

Tutto questo, solo per dire a chi ha pensato a quella playlist, a quell’uomo che si è preso cura di noi quella notte, beh, noi vorremmo conoscerti, invitarti a cena, abbracciarti stretto come si fa con gli amici pazzi.
Ti si vuole bene.
Grazie deejay!

PS: abbiamo scoperto dopo, grazie ad un commento di un ascoltatore attento – Andrea Borg – che anche Lupin III e il suo attacco di fisarmonica è stata scritta da Castellina-Paso (!)

 

 

Alan Watts – La morte

by Antonello Zappatore Palladino on 2 Dicembre 2019, no comments

È il sesto episodio di una serie televisiva di Alan Watts, Eastern Wisdom & Modern Life, andata in onda nel 1959.

In questa puntata Alan Watts spiega il Karma, il processo che coinvolge vita e morte da un punto di vista completamente diverso da come lo intendono e sono abituati i popoli occidentali e come invece ne parlano nella cultura buddhista e induista.

“il modo di vivere, implica il morire”

“perché è il dimenticare delle cose
che rinnova la loro meraviglia”
A.Watts

 

Milano e Vincenzo – Intervista con Alberto Fortis

by Antonello Zappatore Palladino on 1 Dicembre 2019, 2 comments

“penso troppo al mio futuro” ripeteva delirando
“penso troppo al mio futuro, penso troppo e vivo male
penso che fra più di un anno cambieranno i miei progetti
penso che fra più di un anno avrò nuove verità
ma tu non farmi questo errore vivi sempre nel momento
cogli il giorno e tanto amore cogli i fiori di lilla'”

il lupo e la volpe (dietro si intravede il piano)

 

Qualche giorno fa eravamo a Milano per un’intervista con Alberto Fortis.
Io credo che Fortis abbia scritto senza mezzi termini, uno dei dischi più importanti della musica italiana – “Alberto Fortis”. Raramente eclettismo ed autenticità riescono ad avvicinarsi così tanto e diventare Pop; quando questo succede così bene andrebbe studiato a fondo.
Peccato si siano messi di mezzo gli anni ’80.
Da cui, come si sa, non se ne esce vivi.

Del nostro pomeriggio a casa di Fortis ci rimane un’aria; il filo sottile e teso della nostra conversazione,
le scarpe verdi; le maschere
e il genio della lampada lì sospeso.

Qui sotto l’intervista:

Occhiali da ignoto, baseball
Un vero raggio di sole è felice di incontrare un paio di occhiali.
Perché arrivati a fine corsa tutta la corsa appare improvvisamente inutile?
Perché quel senso di pace rassegnata è, allo stesso tempo, tremendo e felice?
Quale segreto racchYude?
La fine della fatica e il terrore dell’ignoto abbracciati insieme?
Sembra tutto così facile quando la sera leggi la preghiera del tuo angelo custode. Poi, la mattina, senti la gente che si muove… e la lasci andare, aspettando il tuo turno che forse è già passato. Aspetti e torni a riaddormentarti là dove quella preghiera ha senso vero, di vero risveglio.
Forse la vita predispone in modo che ognuno di noi si senta il migliore e questo ci aiuta.
Passi venticinque anni della tua vita a imparare a stare con gli altri. Quando ci riesci capisci che è tutto inutile e cominci davvero a occuparti delle tue cose.
Che paura di non trovare più la felicità.
Sto scaricando tutta questa forza in un solo colpo di mazza da baseball: e la palla sta volando alta, lontana, spero si schianti sul quadro di luci sopra la tribuna centrale, in alto.

E se il terrore fosse stupore?
E se il terrore fosse torrone?
Allora l’ignoto sarebbe torrone.
Mangiamoci un pezzo di ignoto e non se ne parli più

[Testo che Alberto ha letto a fine puntata, tratto da: “AL Che fine ha fatto Yude?” La storia autobiografica di Alberto Fortis – Aliberti Editore]

“Si racconta…” | 1 | Il caso

by Antonello Zappatore Palladino on 22 Novembre 2019, no comments

Rubrica di racconti da dietro le quinte di Radio Lupo e Contadino

In questi giorni mi stanno capitando cose parecchio strane.
Mi arriva qui su fb una foto da uno sconosciuto: un pacco dove sul mittente è scritto il mio nome e tale Gianni che mi chiede – me l’hai spedito tu?
?Eh?
Il pacco contiene una vecchia radio riparata.

– Ciao Gianni, no. Cioè io in radio ci lavoro, ma ancora non ne riparo. Boh.
Pochissimo dopo, da una certa Maria – mai vista e mai sentita – mi arriva una mail, nessun “oggetto” e nessuna parola scritta; solo un allegato con ancora una foto: un modello giallo e azzurro di constatazione amichevole di incidente fra un certo Ciro ed un certa Carmelina – sembra l’inizio di una barzelletta; pare che Carmelina “invadeva la carreggiata non vedendo il veicolo B”, facendo a Ciro tutta la fiancata, con tanto di disegnino brutto delle macchine di traverso.
E infine, in nottata, mi contatta Mathilde dal Belgio; non so come sia arrivata a me. Mi scrive solo: – Ho visto che ti piaceva Bella musica -, e mi manda in allegato un link ad un suo brano.

Ora, io non so bene cosa c’entrino tutte queste cose assurde, però so che il brano di Mathilde – piano e voce – è bello – parecchio – ed ho deciso di dedicarlo a Gianni, che si è ritrovato una vecchia radio riparata spedita da chissà chi; a Maria, la moglie di Ciriaco, che mi vuole far sapere dell’incidente con Ciro, ma che alla fine è tutt’apposto; e, infine, a chiunque capiti qui per caso, dentro questa strana storia di mondi lontanissimi che per un attimo si sono sfiorati, proprio qui, proprio ora.


Grazie Mathilde Renault!
(Zap)

Radio Cappuccetto Rosso (dietro le quinte)

by Antonello Zappatore Palladino on 19 Novembre 2019, 5 comments

Radio Cappuccetto Rosso è la nostra serie-radiofonica con Igor Sibaldi.
Si sviluppa in 42 puntate e va in onda ogni giovedì mattina alle 9.00, per tutto il 2019.
È un avventura meravigliosa, nata una sera a cena su un tovagliolo di carta, poco dopo aver sentito una divertente arringa teatrale di un prete, secondo il quale “gli animali sono esseri inferiori e sottomessi all’uomo”.

Spesso le conversazioni diventano vertiginose; quando si crea quello stato di tensione sottile, d’un tratto sembra addirittura di sentirsi tutti più intelligenti. Forse questo ha a che fare con la magia della radio, con la sintonizzazione delle frequenze.

Per registrare le puntate esiste fra di noi un codice “segreto”, sviluppato spontaneamente durante questo anno.

La scelta della musica
Prima di registrare ogni puntata è strettamente necessario ascoltare almeno un’ora di musica (meglio un’ora e mezza) – di generi fra i più  vari -, ma tutta rigorosamente incisa prima degli anni ’80 – un’impronta musicale vintagissima. Questo è un momento fondamentale per le accordature, di ascolto spesso quasi assoluto, di letture ed interpretazioni dei testi, dove si attivano magie sottili, a volte in grado di addolcire gli animi. Da quegli ascolti vengono fuori discussioni, scommesse di 50 centesimi sugli anni di incisione dei brani (Igor è un fenomeno) e poi, in base ai temi scelti – finalmente – la selezione dei due pezzi che verranno montati di notte, da Toni, nella Tana del Lupo.

La notte
Una condizione in cui spessissimo ci troviamo, è quella di registrare le puntate in giro per l’Italia, a notte fonda, dopo i seminari di Igor; difficilmente si inizia prima di mezzanotte. Questo dà un carattere notturno alle voci, al rumore di fondo delle città, e fa soprattutto una selezione spietatissima dei pochi avventurosi ascoltatori e ascoltatrici che decidono di assistere di persona alle registrazioni.

Il vino
Importantissima, fondamentale, almeno una bottiglia di vino bianco: pare sia “acqua condensata” che fluidifica meglio tutte le antenne e le apparecchiature. Ma di questo con Igor se ne è parlato abbondantemente in una nostra famosa intervista a tema…

Dietro le quinte
Qui sotto un momento da dietro le quinte, prima di registrare la puntata 27 “Il pubblico”. Eravamo a Lugo dagli amici dell’Hotel Ala d’Oro, uno dei posti preferiti per le nostre registrazioni, dove ci sentiamo a casa, Ehm, nella Tana…

RADIO CAPPUCCETTO ROSSO
LA NON-RELIGIONE

Trovi la serie completa
QUI

Intervista con Carl Gustav Jung

by Antonello Zappatore Palladino on 2 Novembre 2019, no comments

Questo documento video è eccezionale.
Sono estratti di interviste del professore Richard I. Evans dell’Università di Houston all’Istituto Federale di Zurigo, tra il 5 e l’8 Agosto del 1957.
Jung parla di alcuni concetti fondamentali delle sue teorie:
degli Archetipi, dell’Anima e dell’Animus; la Persona, il Sé;
della teoria dei Tipi Psicologici,
raccontando molte storie della sua esperienza clinica, per spiegare i concetti.
Bellissima, in particolare, la sua spiegazione del tipo “Intuizione-Introverso”, uno dei più complessi modi di leggere la realtà.

“D – Dr.Jung, al suo lavoro sull’introversione ed estroversione sono legati i concetti di Pensiero, Sentimento, Sensazione ed Intuizione…
J – esiste una spiegazione molto semplice di quei termini, e mostra allo stesso tempo come sono giunto a formulare la teoria dei tipi psicologici.
La Sensazione ci dice che esiste una determinata cosa; il Pensiero, in parole povere, ci dice che cosa è; il Sentimento ci dice se quella cosa sia accettabile o meno, se può essere accettata o rifiutata dall’individuo. Con l’Intuizione la questione è un po’ più complessa. Non se ne conosce, in termini generali, la modalità operativa per cui, quando un uomo ha un’intuizione, non siamo in grado di conoscere con certezza come sia giunto a quell’intuizione, o le modalità della sua manifestazione. L’Intuizione è un elemento molto singolare.
Le racconterò una storia:

avevo due pazienti, l’uomo era del tipo sensoriale, mentre la donna era del tipo intuitivo. Ovviamente provavano attrazione uno per l’altra. Un giorno decisero di fare un giro in barca sul lago di Zurigo e lungo il lago c’erano uccelli che si immergevano per catturare pesci e dopo un po’ quegli uccelli riemergevano dall’acqua, ma non si poteva prevedere esattamente in quale punto; così iniziarono a scommettere su chi potesse indovinare in quale punto sarebbero riemersi. Ora, si sarebbe portati a concludere che il soggetto che osserva con attenzione la realtà, il tipo dominato dalla Sensazione, sia quello che ha vinto la scommessa. Niente affatto, fu la donna a vincere tutte le scommesse, individuò tutti i punti in cui emersero i volatili perché, servendosi dell’intuizione, riuscì a prevederli. Ora, com’è possibile?
A volte si può effettivamente scoprire come funziona trovando i nessi intermedi.
È una percezione che si ottiene collegando i nessi intermedi ma si può vedere solo il risultato di quella catena di associazioni  A volte è possibile individuarle, ma il più delle volte non ci si riesce. Quindi, la mia definizione è questa: l’Intuizione è una percezione che si ottiene tramite i mezzi e le possibilità dell’inconscio. È la definizione più accettabile che possa formulare.” 

 

Come distinguere un desiderio indotto da un desiderio tuo? Marina Valcarenghi

by Antonello Zappatore Palladino on 25 Ottobre 2019, no comments

(Tratto e trascritto dall’intervista radio, che puoi riascoltare qui )

Come si fa a distinguere fra un desiderio indotto ed un desiderio tuo?

“Adesso si fa molta fatica, perché le persone sono state disabituate, nel tempo, a interrogarsi sul loro desiderio. Non si educa più un bambino a interrogarsi: cosa ti piacerebbe fare? Cosa ti piacerebbe fare di te? a scovare i suoi talenti, le sue predisposizioni. C’è quello che impara tutto della meccanica della macchina del papà, c’è quello che passa il tempo a disegnare, c’è quello che coltiva l’orto, come uno dei miei nipoti […]; ognuno ha delle possibilità dentro di sé, in quella che io chiamo “anima”.
Io intendo “anima” come l’insieme indivisibile dei sensi, dei sentimenti e dei pensieri. La mente, il cuore e i sensi. Insieme funzionano, divisi molto meno. Se non si insegna a un bambino, col corpo, coi sentimenti, col pensiero, a interessarsi a qualcosa, il bambino si ferma, si blocca, non segue la sua strada. Faccio un esempio: un bambino disegna sempre Zorro, oppure disegna sempre un’astronave […]; a un certo punto la mamma, sempre, sistematicamente gli dice: – ma cosa fai sempre lì a disegnare le stesse cose? Ma cambia, no? E poi, guarda, c’è il sole, andiamo fuori a giocare a pallone… Allora il bambino controvoglia, molla il suo disegnino, lo sente svalutato, perde libido, perde energia, si disattiva un’energia e va a giocare male a pallone perché non gliene frega niente. Viceversa a un altro può succedere esattamente l’opposto. […] Questo è un problema educativo, è importantissimo osservare i desideri dei bambini, non osservare solo che mangino, dormano, vadano bene a scuola.

Noi adulti dobbiamo fare questo lavoro su noi stessi, poco per volta, chiedendoci: – ma sono io che voglio questa cosa o è qualcuno che in fondo me lo sta chiedendo, o imponendo?
[…] Io credo che bisogna andare alla scoperta del desiderio. Sono proprio io? […]
Bisogna cominciare a fare un po’ di introspezione e capire cosa ti attira, cosa ti commuove, cosa ti intriga, cosa ti incuriosisce; se non ce lo chiediamo neanche più…”

Riascolta l’intervista integrale con Marina Valcarenghi. Premi “▷”

 

 

CICLO DI INCONTRI A MILANO CON MARINA VALCANREGHI

“La passione necessaria” | Ciclo di incontri con Marina Valcarenghi | 2020, a Milano.
Tutte le informazioni le trovi QUI

Joseph Campbell – Perché abbiamo bisogno della mitologia?

by Antonello Zappatore Palladino on 9 Ottobre 2019, no comments

“Otto Rank, in un libro di pochissime pagine, intitolato “Il Mito della nascita dell’Eroe”, afferma che siamo tutti degli eroi, per il semplice fatto di essere nati. Ognuno di noi ha subito una trasformazione straordinaria: una piccola creatura delle acque – che vive nel regno del liquido amniotico – abbandona quella condizione per diventare un mammifero che respira e arriva infine ad autosostenersi. È una trasformazione enorme ed è un atto eroico a tutti gli effetti. È sicuramente un atto eroico da parte della madre aver dato vita a questa creatura. Si tratta della forma primaria dell’eroe, potremmo dire.”
JC

Alla fine degli anni ’80 – dal 1988 -, andarono in onda nella PBS, canale tv statunitense, una serie di sei conversazioni, oggi praticamente introvabili, fra Jospeh Campbell, uno dei più grandi studiosi di mitologia comparata ed autore del fondamentale libro “L’eroe dai mille volti” e Bill Moyers, una delle grandi firme del giornalismo americano (che indossa quegli occhialoni tipicamente anni ’80, che stanno tornando di moda).
Parte della conversazione ebbe luogo allo Skywalker Ranch di George Lucas, il celebre regista e produttore (StarWars) che ha pubblicamente riconosciuto l’enorme influenza degli studi mitologici di Campbell sul suo cinema.
Alessandra Ricci, infine – che ringraziamo molto, anche se non ci conosciamo – ne ha tradotto una parte e ricaricata sul suo canale youtube, sottotitolata in italiano.

È materiale secondo noi preziosissimo; sulla meraviglia delle storie mitiche, su come la mitologia può vivificare la vita.
Campbell aveva un modo di raccontare che basterebbe da solo ad intuire la forza dei suoi studi e delle sue ricerche.

Ecco qui la playlist:

 

Decentrare il centro. La poetica di Franco Arminio

by Antonello Zappatore Palladino on 9 Settembre 2019, no comments

tratta da “L’Italia Profonda” – Franco Arminio, Giovanni Lindo Ferretti (GOG Edizioni)

 

Scrissi questi pensieri due anni fa, dopo essere tornato dal festival ‘La Luna e i Calanchi’ di Aliano, ed aver conosciuto di persona Franco Arminio.
Con Franco, ed in collaborazione con Serena Cerè di Energie Armoniche, abbiamo organizzato un intenso workshop, a Bologna, questo weekend.
Ripropongo questi pensieri che ho ritrovato osservando il modo di Franco di organizzare – poeticamente – le improvvisazioni di spazi e tempi durante il workshop. Qualcosa che ha secondo me un suo valore ed efficacia simbolica, oltre le parole.

Decentrare il centro. La Luna e i Calanchi di Aliano.

C’è un negozietto nella periferia di Bologna dentro una casa dipinta di verde. Vende pentole.
Lo confesso: a me l’idea sociale, architettonica, esoterica di centro non mi convince più molto. Cioè ha avuto certo la sua utilità, non lo nego. Il centro di gravità permanente, i centri storici, l’essere centrati, i centri direzionali, i centri commerciali. Qualche settimana fa ero alla Luna e i Calanchi, festival – bellissimo – organizzato da Franco Arminio ad Aliano, in Basilicata. Uno dei tanti aspetti belli che mi ha colpito è il modo delle cose del festival di diffondersi attraverso gli spazi vuoti, solitamente svuotati, del paesino. Il fatto che in qualunque momento, in qualsiasi posto, succeda sempre qualcosa, magari piccola, eppure importante – contemporaneamente. Si capisce già leggendo i “verso” nel programma: sì ci sono gli eventi principali – “verso le quattro, verso le cinque…” – le cose “importanti” da seguire, ma attorno e dietro è come se ci fosse una specie di intenzione, credo spontanea, a questa diffusione delle cose, alla perdita di significato del tempo; un invito all’allargamento degli spazi interiori.
I calanchi.
Non ho avuto per esempio mai nessuna preoccupazione di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato, come può capitare a volte nei festival molto ricchi di cose. Questo favorisce l’apertura dello sguardo e del contatto umano. Il rilassamento. Non è poco.
Essere diffusi non è disperdersi, non è come navigare in internet, non è il contrario dell’essere centrati; sì forse a volte perdersi, volontariamente, ma è un’altra cosa. È una forma di calpestio del mondo ma più delicato. Distribuire l’attenzione sui piedi, sul fegato, magari sulla punta del mignolo, sull’altro. Alleggerire la testa e il cuore. Togliergli la dittatura dell’attenzione.
Mi pare una filosofia importante. Una qualità psicogeografica degli spazi, e anche un modo per vivere e dare significato più in profondità alle cose del mondo.
Essere diffusi,
cercare il senso in tutte le strade a prescindere dai loro monumenti.

Ho preso una maglietta dove c’è scritto su:
“Prendi un angolo del tuo paese
e fallo sacro.”
L’ha scritto Franco Arminio.

Se poi vuoi riascoltare la conversazione fra Franco Arminio e Selene Calloni Williams al Mercato del Benessere a Bologna, sabato 7 settembre e che abbiamo trasmesso in diretta radio, la trovi qui: