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Joseph Campbell – Perché abbiamo bisogno della mitologia?

by Antonello Zappatore Palladino on 9 Ottobre 2019, no comments

“Otto Rank, in un libro di pochissime pagine, intitolato “Il Mito della nascita dell’Eroe”, afferma che siamo tutti degli eroi, per il semplice fatto di essere nati. Ognuno di noi ha subito una trasformazione straordinaria: una piccola creatura delle acque – che vive nel regno del liquido amniotico – abbandona quella condizione per diventare un mammifero che respira e arriva infine ad autosostenersi. È una trasformazione enorme ed è un atto eroico a tutti gli effetti. È sicuramente un atto eroico da parte della madre aver dato vita a questa creatura. Si tratta della forma primaria dell’eroe, potremmo dire.”
JC

Alla fine degli anni ’80 – dal 1988 -, andarono in onda nella PBS, canale tv statunitense, una serie di sei conversazioni, oggi praticamente introvabili, fra Jospeh Campbell, uno dei più grandi studiosi di mitologia comparata ed autore del fondamentale libro “L’eroe dai mille volti” e Bill Moyers, una delle grandi firme del giornalismo americano (che indossa quegli occhialoni tipicamente anni ’80, che stanno tornando di moda).
Parte della conversazione ebbe luogo allo Skywalker Ranch di George Lucas, il celebre regista e produttore (StarWars) che ha pubblicamente riconosciuto l’enorme influenza degli studi mitologici di Campbell sul suo cinema.
Alessandra Ricci, infine – che ringraziamo molto, anche se non ci conosciamo – ne ha tradotto una parte e ricaricata sul suo canale youtube, sottotitolata in italiano.

È materiale secondo noi preziosissimo; sulla meraviglia delle storie mitiche, su come la mitologia può vivificare la vita.
Campbell aveva un modo di raccontare che basterebbe da solo ad intuire la forza dei suoi studi e delle sue ricerche.

Ecco qui la playlist:

 

Decentrare il centro. La poetica di Franco Arminio

by Antonello Zappatore Palladino on 9 Settembre 2019, no comments

tratta da “L’Italia Profonda” – Franco Arminio, Giovanni Lindo Ferretti (GOG Edizioni)

 

Scrissi questi pensieri due anni fa, dopo essere tornato dal festival ‘La Luna e i Calanchi’ di Aliano, ed aver conosciuto di persona Franco Arminio.
Con Franco, ed in collaborazione con Serena Cerè di Energie Armoniche, abbiamo organizzato un intenso workshop, a Bologna, questo weekend.
Ripropongo questi pensieri che ho ritrovato osservando il modo di Franco di organizzare – poeticamente – le improvvisazioni di spazi e tempi durante il workshop. Qualcosa che ha secondo me un suo valore ed efficacia simbolica, oltre le parole.

Decentrare il centro. La Luna e i Calanchi di Aliano.

C’è un negozietto nella periferia di Bologna dentro una casa dipinta di verde. Vende pentole.
Lo confesso: a me l’idea sociale, architettonica, esoterica di centro non mi convince più molto. Cioè ha avuto certo la sua utilità, non lo nego. Il centro di gravità permanente, i centri storici, l’essere centrati, i centri direzionali, i centri commerciali. Qualche settimana fa ero alla Luna e i Calanchi, festival – bellissimo – organizzato da Franco Arminio ad Aliano, in Basilicata. Uno dei tanti aspetti belli che mi ha colpito è il modo delle cose del festival di diffondersi attraverso gli spazi vuoti, solitamente svuotati, del paesino. Il fatto che in qualunque momento, in qualsiasi posto, succeda sempre qualcosa, magari piccola, eppure importante – contemporaneamente. Si capisce già leggendo i “verso” nel programma: sì ci sono gli eventi principali – “verso le quattro, verso le cinque…” – le cose “importanti” da seguire, ma attorno e dietro è come se ci fosse una specie di intenzione, credo spontanea, a questa diffusione delle cose, alla perdita di significato del tempo; un invito all’allargamento degli spazi interiori.
I calanchi.
Non ho avuto per esempio mai nessuna preoccupazione di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato, come può capitare a volte nei festival molto ricchi di cose. Questo favorisce l’apertura dello sguardo e del contatto umano. Il rilassamento. Non è poco.
Essere diffusi non è disperdersi, non è come navigare in internet, non è il contrario dell’essere centrati; sì forse a volte perdersi, volontariamente, ma è un’altra cosa. È una forma di calpestio del mondo ma più delicato. Distribuire l’attenzione sui piedi, sul fegato, magari sulla punta del mignolo, sull’altro. Alleggerire la testa e il cuore. Togliergli la dittatura dell’attenzione.
Mi pare una filosofia importante. Una qualità psicogeografica degli spazi, e anche un modo per vivere e dare significato più in profondità alle cose del mondo.
Essere diffusi,
cercare il senso in tutte le strade a prescindere dai loro monumenti.

Ho preso una maglietta dove c’è scritto su:
“Prendi un angolo del tuo paese
e fallo sacro.”
L’ha scritto Franco Arminio.

Se poi vuoi riascoltare la conversazione fra Franco Arminio e Selene Calloni Williams al Mercato del Benessere a Bologna, sabato 7 settembre e che abbiamo trasmesso in diretta radio, la trovi qui:

L’essenza “matemagica” della Musica secondo Disney e Steiner

by Antonello Zappatore Palladino on 27 Agosto 2019, no comments

Nel 1959 Walt Disney crea questo cartone animato in cui in ventisei minuti fa spiegare a Paperino i fondamenti della geometria sacra, la sezione aurea, l‘essenza matematica della musica e dei giochi, partendo dalla storia dei Pitagorici.
Capolavoro pop.

Qui, invece una nostra vecchia intervista radio con Sergio Motolese, che abbiamo fatto qualche anno fa sul suo libro, ormai introvabile: “Il suono ritrovato – gli intervalli musicali, una via pratica di autoconoscenza”. Parte da un approccio steineriano, per spiegare in maniera molto chiara le basi spirituali della musica.

SIA DOLCE IL CAMMINO #10

by Roberto Brancati on 23 Agosto 2019, no comments

Victo Ngai

(continua)

Sapere di essere in costante, continua trasformazione: questo è il problema.

Che implica un buon rapporto con l’infinito.

Con l’eterno.

 

Problemi & Progetti

Può essere utile ricordare che un problema, parola di origine greca che significa “ciò che è messo davanti”, è, come il progetto, un’occasione di porci nella condizione di osservatori partecipi e distaccati di ogni accadimento che decidiamo accada o che si manifesta nel nostro universo, in modo da poterne cogliere il maggior numero di sfumature e componenti.

Attraverso un gettare in avanti il nostro sguardo ci diamo il permesso di attivare le antenne dell’intuizione in relazione al tipo di salto temporale o energetico che scegliamo di compiere. O che subiamo.

La trasformazione quindi, oltre ad essere una costante dell’esperienza terrena, può essere allo stesso tempo l’opportunità migliore che abbiamo per dirigere amorevolmente le nostre azioni.

 

Quo Ad Me?

Il laboratorio onirico, teatro dello spettacolo apparentemente involontario che si compie ogni notte, ha tra gli altri il pregio di offrire al sognatore la stessa opportunità trasformativa diurna ma ad un livello molto più sottile. L’immersione nella realtà di sogno è trampolino per il “tuffo” oltre la proiezione, una chance di metterci in una modalità critico-costruttiva nei confronti di quanto stiamo vivendo.

Cosa c’entro io in questo assurdo? Come mi riguarda? Ovvero: Quo ad me? 

Accorgersi di essere in sogno evoca lo stesso strabiliante stupore che avvertiamo quando realizziamo di essere caduti nella trappola di un’illusione, cioè di non esserci accorti, fino ad ora, di aver assegnato verità ad una esperienza virtuale che esisteva solo nella nostra visione.

Un esempio: quando prendiamo coscienza dell’ipocrisia di una relazione che nascondeva, dietro una maschera di amicizia, soltanto un’utilità profittatrice.

 

Del Senso Critico

Allo stesso modo, e forse proprio come palestra di attenzione e lucidità, il sogno ci porta ogni notte, e per più volte per notte, in situazioni assurde e “virtuali” che la nostra mente razionale, priva del livello critico ordinario, accetta come verosimili interagendo con esse in maniera normale.

Sforzarsi di ricordare il sogno quindi, unitamente all’impegno di stabilire con esso un dialogo in tempo reale tramite lucidità onirica, permetterebbe alla mente razionale quell’upgrade indispensabile alle esigenze di una vita in continua trasformazione.

Cogliere inoltre il grado di senso critico che adottiamo in sogno (si veda a riguardo la puntale ricerca pubblicata nel 1985 di Celia Green nel suo libro “Sogno Lucidi”, ed. Mediterranee) ci può aiutare ad indagare la qualità dell’attenzione che destiniamo alla nostra realtà di veglia.

 

Neurplasticità

Un’affascinante ipotesi sulla funzione del sogno a livello psichico è che l’assurdo che viviamo in sonno permetta la formazione di percorsi associativi inediti necessari al continuo esercizio di neuroplasticità che la mente abbisogna per affrontare il continuo mutamento delle nostre condizioni di vita. La neuroplasticità però, per citare il poliedrico Norman Doidge, “o la si usa o la si perde”, (“use it or loose it”).

Come la capacità di sognare.

Tenere allentati i muscoli del sogno garantirebbe insomma una valida ginnastica, una preziosa preparazione atletica della psiche e delle sue gemmazioni: pensiero, ragione, intuizione.

 

E l’Eterno?

Una ginnastica al cambiamento, poiché Panta rei: tutto scorre. E noi con lui.

Se sapremo fare la pace con il mutare inarrestabile che ci palpita in petto forse avremo accesso a quell’armonia infinita che “monti et piagge et fiumi et selve” ci insegnano. Senza parole.

Nulla finisce se non per trasformarsi.

A noi la responsabilità proattiva di guardare alla nostra vita, notturna e diurna, come ad un meraviglioso prodigio da proteggere, coltivare, onorare.

 

#Outro

È per questo che insisto tanto nell’invitarti come Voltaire a coltivare il tuo “candido” campo notturno: sono convinto, citando la generosa grazia del sapiente Angelo Tonelliche ad ognuno sia data la possibilità di “ridestare la natura illuminata che giace, come la pietra filosofale, sotto la polvere delle sedimentazioni psichiche fuorvianti”.

Così intanto ti saluto, come salute porgeva alla sognatrice e al sognatore la pratica rituale dell’incubazione nel tempio di Asclepio. Già oltre duemila anni fa. Ad Epidauro.

E a te dedico questi miei versi, affinché

Ti sia dolce il cammino
che conduce
alla stella
divina scintilla
che dentro i tuoi occhi riluce.

 

À bientôt,

さようなら

Après Un Rêve (Gabriel Fauré, Romain Bussine – 1877)

Dans un sommeil que charmait ton image
Je rêvais le bonheur, ardent mirage
Tes yeux étaint plus doux, ta voix pure et sonore,
Tu rayonnais comme un ciel éclairé par l’aurore;

Tu m’appelais et je quittais la terre
Pour m’enfuir avec toi vers la lumière,
Les cieux pour nous entr’ouvraient leurs nues
Splendeurs inconnues, lueurs divines entre vues

Hélas! Hélas, triste réveil des songes
Je t’appelle, ô nuit, rends moi tes mensonges,
Reviens, reviens radieuse,
Reviens, ô nuit mystérieuse!

IL DAIMON – INTERVISTA A JAMES HILLMAN

by Antonello Zappatore Palladino on 20 Agosto 2019, no comments

<<Prima della nascita, l’anima di ciascuno di noi sceglie un’immagine o disegno che poi vivremo sulla terra, e riceve un compagno che ci guidi quassù, un daimon, che è unico e tipico nostro. Tuttavia, nel venire al mondo, ci dimentichiamo tutto questo e crediamo di esserci venuti vuoti. È il daimon che ricorda il contenuto della nostra immagine, gli elementi del disegno prescelto, è lui dunque il portatore del nostro destino.>>

Tratto da:  Il Codice dell’anima

ESTATI LUPACCHIOTTE VOL.1 – LA PLAYLIST

by Antonello Zappatore Palladino on 17 Agosto 2019, no comments

Estate. Prova a dimenticare un attimo tutto quello che sai,
il tanto che ricordi. Solo il suono:
“estate”.
È una parola che in italiano ha qualcosa di severo, impegnativo, fermo,
istantaneo. Non ne faccio un discorso etimologico, ma
poetico. Suggestione sonora delle parole.
Estate come estasi, un picco. E-sta-te. Una strana assonanza
di presenti e passati tutti contemporanei; qualcosa di
potente e nostalgico insieme. Che è lì apposta per sfuggire
fra le dita.

Ho pensato questo malloppo di canzoni come un modo per
celebrare
la bellezza, l’irriverenza, le gonne al vento, i marinai,
i racconti di pirati, sottomarini gialli,
piedi e riviere,
il vento che scompiglia le assenze,
arrapaho,
Barracuda e sassofoni
le nuvole che diventano fumetti
grandi classici
l’intimità delle scoperte
ricordi di stagioni mai vissute
la musica come cosa che gira.
I cerchi.
Che tornano allo stesso punto,
ma vanno sempre in direzioni diverse.

Diffondetele mentre viaggiate,
in spiaggia,
se avete un bar, una bettola, una stanza, una macchina,
un astronave
a fare da cassa di risonanza.

5 ore di musica
dalla Tana del Lupo.

Ciao

IGIENE NOTTURNA #9

by Roberto Brancati on 8 Agosto 2019, no comments

Rubrica sul Sogno Lucido a cura di Roberto Brancati

(continua)

La salute è il primo passo.

Questa è, karma permettendo, uno stato inizialmente disposto dalla natura ma che poi diventa una scelta, una condizione da perseguire e da mantenere, punto attivo di arrivo e di partenza per ogni nuovo viaggio.

Non bisogna dimenticare che il sogno lucido non può sussistere se manca della sua materia prima: del sogno.

E la materia prima la possiamo trovare solo se abbiamo l’elemento base per eccellenza, ossia il sonno.

 

Che sonno…?

Il lavoro di indagine e sperimentazione sul sogno che stiamo portando avanti non può sussistere se il ricercatore non adotta uno stile di vita che gli permetta di avere un buon rapporto con la notte.

Le famose 8 ore di sonno consigliate, ad esempio, hanno come obbiettivo quello di garantirci una buona porzione di notte passata nella fase REM (Rapid Eyes Movement), cioè quell’arco del ciclo di sonno che passiamo prevalentemente sognando. Infatti la durata della fase REM in un ciclo di sonno è direttamente proporzionale al numero di cicli di sonno consecutivi che ci concediamo: in pratica se dormiamo per sei ore di seguito (4 cicli di sonno), la durata di sonno REM passerà dai 15 minuti del primo ciclo agli oltre 25 dell’ultimo.

 

Propedeutica

Considerando che diversi milioni di persone solo nel nostro Paese fanno ricorso ai sonniferi per addormentarsi, sembrerebbe indispensabile rifondare un’igiene del sonno ci che permetta di incontrare questo istinto primitivo con la naturalezza e la serenità che merita. Mi auguro di cuore che voler sognare, e volerlo fare lucidamente, possa essere uno stimolo per ristabilire un contatto armonioso col mondo notturno.

È necessario impegnarsi anche nel dormire e fare di tutto per sfatare il mito che l’ambire ad esperienze di sogno lucido rovini il riposo o turbi la spontaneità del sonno. Semmai è l’esatto contrario: se vuoi fare sogni lucidi devi dormire! 

È importante però che arrivi all’appuntamento con il sogno come se stessi per incontrarti con l’amante più attraente e desiderato: riposata, non troppo sazia di cibo o bevande, senza impressioni troppo marcate di film, chat o frequentazioni virtuali in genere.

Lo spazio sacro del sonno, come l’antico tempio di guarigione chiamato Asclepeion, va costruito ed allestito come una camera di decompressione dalle premure della giornata: abbastanza calma e silenziosa da permetterci un ingresso al sonno il più tranquillo e cosciente possibile.

 

La Mission

Se deciderai di prendere seriamente il lavoro di auto-aiuto permesso dal sogno lucido, sappi che tutte le tue fatiche saranno ripagate anche solo dai pochi secondi che riuscirai a vivere sapendo di stare sognando. La sensazione di lucidità onirica è infatti paragonabile all’estasi, all’istante senza tempo dell’illuminazione, al senso di pienezza e compartecipazione al tutto che sono certo tu abbia già vissuto in qualche indescrivibile momento della tua vita onirica o di veglia.

Il sogno lucido è la prova del nove che smaschera le inerzie e le rese alle quali ci capita di soccombere inesorabilmente a causa delle soverchianti pressioni della realtà quotidiana: provare la magnificenza onironautica sposta di molte miglia i confini della normalità, i recinti entro i quali tendiamo a rinchiuderci per paura di crescere oltre il consentito.

 

Senza Maschere

Per attuare questo spostamento sottolineo l’esigenza di vegliare sulle piccole e indispensabili auto-delicatezze come il concedersi un sonno adeguatamente lungo ed equilibrato, l’evitare di occupare ossessivamente la mente in attività senza tregua, l’impegnarsi ad essere autentici e spontanei per non sprecare preziose energie nella difesa di maschere o personaggi che ci tengono lontani dal nostro luminoso cuore pulsante.

Le maschere, quando entriamo nel letto, vanno riposte nel camerino della notte: è fondamentale che i mille personaggi che siamo e che incontriamo durante il giorno possano essere svuotati delle mani burattinaie che li colmano e manovrano.

 

Né Costumi

Bisogna spogliarsi dei costumi di scena affinché lo spettacolo della vita ci racconti senza orpelli le necessarie novelle, ci restituisca le dinamiche che ci insegnino ciò che siamo e che non siamo, affinché la vista dell’accadimento vissuto e trasfigurato ci permetta di purificare il nostro approccio: tramite la pietà e la compassione verso il vinto, la sete di giustizia oltre le oppressioni, l’ammirazione e la sana tensione verso il meglio.

Anche per questo ci guardiamo le mani, quando sogniamo: per vederle nude, senza le sovrastrutture della necessaria finzione.

Il bello è che vedremo le nostre mani sempre diverse, sempre pronte a ricordarci che siamo in possesso di straordinari strumenti in costante amorevole trasformazione.

つづく
continua

IL RETROGUSTO #8

by Roberto Brancati on 30 Luglio 2019, no comments

Illustrazione di Gemma Capdevila http://www.inspirewetrust.com/2015/05/19/intervista-gemma-capdevila/

Rubrica sul Sogno Lucido, a cura di Roberto Brancati.
Multimedia a cura di Antonello “Zappatore” Palladino

(continua)

Per fare la tua volontà è necessario, da buon artigiano, oltre al mestiere anche il progetto.

Puoi pro-gettare te stessa in avanti o all’indietro, sulla linea del tempo.

A seconda di quali sono gli ambiti della vita che intendi mettere a posto.

 

Smontare le certezze

Quando lo sguardo è rivolto verso il futuro, gli utensili indispensabili alla progettazione di sé sono il desiderio e l’immaginazione. Il primo è composto da un’attrazione inevitabile e dall’urgenza di incontrare ciò che accadrà, senza paura e con l’eccitazione propria dell’esploratore che si rivolge al mistero, a ciò che non conosce.

I bulloni da svitare nel lavoro di incontro col futuro sono quelli dell’abitudine, delle certezze preconfezionate, dei racconti altrui non verificati e che impongono un’obbedienza acritica, dogmatica.

 

La seconda chiave

Per tener fermo il dado del bullone serve poi la seconda chiave che è appunto l’immaginazione: la capacità di lasciarsi permeare da visioni immediate, di accorgersi di quali siano le risposte intuitive e autentiche che inondano di significato le domande che hai imparato a tenere aperte. L’unità di misura di questa autenticità è il profondo piacere che accompagna le risposte. È proprio fatta di stati d’animo, la bussola che può guidarci verso la felicità.

 

Ricordo + Desiderio

Quando invece rivolgi lo sguardo al passato, come testimonia dolcemente Igor Sibaldi nel suo ultimo splendido romanzo Eterno Amore, è il ricordo che va in aiuto al desiderio affinché tu possa intervenire sulle scelte compiute o sugli accadimenti avvenuti nella tua storia: per far sì che un qualche tuo modo di essere, andando tu nel passato con una chiara intenzione, possa cambiare, modificando così anche presente e futuro.

Siamo infatti, oltre che l’immensa vastità che possiamo accogliere immaginando, anche il prodotto delle nostre scelte e delle posizioni che scegliamo di prendere nei confronti delle scelte compiute dagli altri.

 

Essere in Sogno

In sogno scegliamo. Te ne puoi accorgere se solo apri il tuo quaderno dei sogni e noti che, nel racconto, dopo esserti trovata in questa o quella situazione, accade che sia tu a fare o dire qualcosa.

Di seguito un esempio, tratto dal mio quaderno dei sogni alla data 22 luglio 2019, del quale evidenzio i miei comportamenti volontari:

Ero in una scuola. C’erano persone che mi cercavano e io mi nascondevo dietro l’ultima fila, nella quale era seduto anche B. V. L’aula era piena di studenti, avranno avuto 14 anni, colorati e allegri. Quando la squadra che mi cercava se n’è andata io uscivo dal mio nascondiglio e giravo per la scuola (…)“.

 

Atti e Gesti

A parte l’interpretazione o l’analisi dei simboli onirici, quello che qui ci interessa sono i Gesti di Volontà che in sogno compiamo: decisioni mirate e precise che indicano la presenza di una coscienza decisionale anche nel territorio del sogno. Riscontro la stessa qualità propulsiva anche nei miei sogni lucidi.

La differenza tra un sogno ordinario ed uno lucido è che nel primo questa decisionalità resta fulminea mentre nel secondo quella propulsione volontaria è stabile e continua e permette di padroneggiare l’attenzione e l’interazione con i soggetti e gli oggetti di sogno, così da poterne studiare le caratteristiche e indagare azioni e reazioni.

Riconosciuti i Gesti di Volontà (suggerisco di sottolinearli o evidenziarli nel quaderno per coglierne il retrogusto sensazionale) avrete in essi un’ulteriore marker, un nuovo indicatore che vi suggerirà, dopo averlo ritrovato e fissato in stato di veglia, l’ipotesi di essere in sogno.

Ipotesi ovviamente da verificare.

 

Pronti per l’Agguato

A questo punto però può essere molto utile farsi trovare pronti dal Sogno Lucido.

Un buon metodo che sto sperimentando per non sciupare la lucidità, ovvero per evitare di che ti svegli di soprassalto non appena la raggiungi, è quello appunto della progettazione onirica. Ai progetti di sogno ho dato il nome di Atti di Volontà. Questi, a differenza dei gesti che accadono spontaneamente in sogno, sono intenti onirici che ti invito ad elencare per iscritto nell’ultima pagina del tuo quaderno.

Gli intenti onirici sono le azioni che ti puoi prefiggere di compiere una volta lucido in sogno: possono andare dal prendere il volo all’esplorazione minuziosa dell’ambiente che ti circonda, dai viaggi nel tempo al dialogo (o altri scambi più intimi e intensi) con le persone che incontri o decidi di incontrare in sogno… qui le alternative sono tante quante sono le stelle in cielo; ma attenzione: l’imbarazzo della scelta uno dei peggiori nemici della lucidità onirica.

E’ indicato prepararsi ad accogliere ciò che reputiamo straniero, improbabile, assurdo. Un modo per imparare a farlo è volere in sogno l’impossibile di veglia. Per sperimentare ed estendere all’infinito i confini delle realtà.

 

Ampliare il Possibile

Solo però se abbiamo a disposizione un bicchiere immenso potremo farci mescere dalla vita l‘incontenibile meraviglia.

Proprio perché le strade che potrai percorrere in sogno sono innumerevoli, trovo necessario suggerirti di focalizzare l’attenzione su alcuni Atti specifici che, scritti con precisione e riletti prima di andare a dormire, ti possono aiutare a non farti travolgere dallo chock adrenalinico che, mentre dormi, succede all’esclamazione “Sto sognando!

Come forse avrai già sperimentato, la normale risposta a quell’eccitazione fulminea è il risveglio. Ciò a cui ambiamo è un sereno dialogo con lo straordinario, che sia esso onirico o nella vita di veglia.

Ampliamo quindi il campo del possibile, immaginando, ricordando e desiderando in ogni direzione, facendo spazio all’inatteso.

E portando in alto i nostri calici. Salute!

つづく

(continua)

VOLO ERGO SUM #7

by Roberto Brancati on 23 Luglio 2019, no comments

Rubrica sul Sogno Lucido a cura di Roberto Brancati | Multimedia a cura di Antonello “Zappatore” Palladino

(continua)

Tenere allenata la volontà!

La rende ferma. E dinamica.

Allo stesso tempo.

Il Volere è una funzione psichica molto fragile. Almeno finché non la stabilizziamo. Affinché questa si strutturi serve una costante ginnastica che purtroppo, nella società di oggi, la società dei grandi numeri, non sempre ci è permessa. Tanto meno ci viene insegnata.

 

Se Voglio…

La trappola nella quale cadiamo troppo spesso è la rinuncia all’esercizio della volontà a causa di questo aggressivo virus mentale che possiamo chiamare deprivazione volitiva. In molti siamo infatti (stati) convinti, nel profondo dei nostri cuori generosi, che se vogliamo-meritiamo-guadagniamo vantaggi e ricchezze dalla vita, queste ci saranno concesse a discapito di qualcun altro che quindi, per colpa nostra, vivrà nell’indigenza, nella povertà, nella mancanza.

L’idea malsana poc’anzi espressa è riassunta in quel programma educativo che, dai due anni di età circa – ovvero da quando siamo in grado di esprimerci con quegli utensili del pensiero attuativo che sono le parole – ci viene amorevolmente installato nella mente dai nostri precettori allorché usiamo, nella stessa frase, il pronome io e il verbo volere al presente indicativo, ovvero: io voglio.

 

Che programmi hai?

Il programma in oggetto, celebre e nefasto, definisce che “l’Erba Voglio non cresce neanche nel giardino del re.” E se non cresce nei fertili campi di un Sovrano, “figuriamoci se può germinare nel tuo, stupido moccioso!“, aggiungerei.

Amaramente.

La tesi dell’accusa, l’alibi morale, dice pressappoco così: “Cosa succederebbe se tutti volessero? Semplice: non basterebbe tutto l’oro del mondo ad accontentarli!“.

 

All’arme!

Avrete certamente notato che quindi, non appena viene pronunciata dal bambino la formula magica dell’Ego Volo (lat. io voglio), scattano all’indirizzo del piccolo trasgressore le guardie reali armate di sacro fuoco e delle migliori intenzioni comunitarie tese a proteggere l’infante dalle sicure sofferenze a cui andrà in contro se non imparerà immediatamente a stare al proprio posto, se non saprà togliersi in fretta dalla testa l’idea che, in questa grande famiglia di adulti, anche lui potrebbe volere.

 

Lacrime divine

E così è meglio evitare, di volere.

Già.

Perché quando tu vuoi metti in moto un generatore di energia che liquefà ogni regola non sostenuta da adeguate motivazioni, da spiegazioni comprensibili anche ad un bambino. Per far fronte con onestà alle domande che sorgono quando cominci a crescere anche con il ragionamento, non ti bastano più risposte trancianti tipo “perché no!” oppure “…perché sennò Gesù piange“.

Quando siamo bambini non esiste la reputazione, l’etichetta non ha alcun valido motivo, le buone maniere sono un accessorio ingombrante e sgradevole perché ad esse bisogna sacrificare la gran parte delle spontaneità più genuine e solari.

 

XI comandamento: non volere.

Voi stessi avrete magari ripreso (di certo a fin di bene) quel bimbo che, imparando ad affermare la propria meravigliosa unicità, ha espresso senza mezzi termini il suo desiderio al grande cielo che, sconfinato, accoglie i piccoli, i grandi e la Natura tutta: Io Voglio!

Sembra indispensabile qui distinguere l’uso del verbo volere in modalità introversa (io voglio migliorare) da quella estroversa (io voglio quel maglione giallo).

Oltre alla distinzione, diventa però difficile per l’adulto di riferimento arginare l’esondazione energetica prodotta nel bambino dalla coltivazione della volontà: proprio perché a sua volta l’adulto è stato educato alla deprivazione volitiva; e inoltre perché quest’ultimo si ritrova incatenato nel sofisticato meccanismo di auto-contenimento che è il vivere comune. Così, il grande di turno si sente in dovere di reprime sul nascere questa agricoltura celeste, prima che l’erba voglio del piccolo uomo cresca nel suo giardino reale.

E cosi ci troviamo a non volere più: né dentro né fuori!

 

Problema

In sogno però si continua a volere.

Eccome.

Per questo certi sogni spontanei vengono insabbiati nel proibito e nell’illecito. Ma questi, grazie al dio! (Asclepio), tornano a sconvolgere la stasi delle nostre notti. Il sogno è quindi una palestra di volontà, luogo privilegiato dove incontrare desideri e disgusto allo stato puro, senza la censura del bon ton sociale: angolo prezioso di libertà, da proteggere e coltivare.

Il sogno lucido, quintessenza onirica, è quell’ambiente straordinario in cui, seppur mentre dormi, la tua volontà e la sua attuazione coincidono. Se però i muscoli del tuo corpo di sogno non sono più che tonici, ti sarà ben difficile mantenere il dolce sforzo di vedere-sentire esauditi in tempo reale i tuoi comandi sulla realtà onirica. Ma questo accade non solo nella vita in sogno: come abbiamo visto, se instauriamo tra essi un dialogo autentico, per specularità il sogno e la veglia permettono le medesime esperienze e scoperte.

 

Buon Volo

Se hai prestato attenzione, avrai notato, tra i battiti d’ali di questo nostro amichevole volo onirico, un suggerimento su come gestire quello che, nella tua realtà di veglia, ti sei accorto di volere. O di non volere.

Andiamo avanti, quindi. Sei pronto? Sei pronta?

Bene. Sia fatta la tua Volontà.

つづく
(continua)