Il pulcino addormentato sulla scarpa – Storie di Iniziazione Sciamanica

by Antonello Zappatore Palladino on 3 dicembre 2016, no comments

“Alla letteratura si possono imputare infinite forme di ottusità ed approssimazione. Ma c’è un tipo di esperienza che solo lei sa esprimere, ed è quella della trasformazione umana, della nascita di una nuova identità dalle ceneri della vecchia, in rapporto a determinati tempi, spazi, occasioni. Scavando più a fondo, si può arrivare ad affermare che, nella sua essenza, la letteratura non è un discorso sul mondo, ma sul rapporto dei singoli individui sul mondo.”

“Perché la vita è un fallimento. E se volessimo formulare una definizione sintetica della letteratura moderna, ebbene dovremmo ammettere che essa, nella strabiliante varietà delle sue forme ed invenzioni, è una grandiosa, enciclopedica, inesauribile scienza del fallimento della vita umana.”

Emanuele Trevi – Il viaggio iniziatico

C’è un libricino con la copertina blu che racconta di letteratura ed iniziazioni. Si chiama: “Il viaggio iniziatico” di Emanuele Trevi. All’interno vi è un percorso interessantissimo fra alcuni dei libri più vitali ed importanti rispetto all’iniziazione di tipo sciamanico raccontata da occidentali, come:

Dio d’acqua. Incontri con Ogotemeli di Marcel Griaule;

Alce nero parla di John Neihardt;

La relazione di Arthur Gordon Pym da Nantucket di Edgar Allan Poe;

Il grande viaggio in slitta di Knud Rasmussen.

il viaggio iniziatico

In questo video l’autore racconta qualcosa del suo libro al Festival della Mente 2013. Veramente interessante, fuori dal tempo, dal min.30.

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Poesie – Leonard Cohen

by Antonello Zappatore Palladino on 23 novembre 2016, no comments

Titoli

Ho ricevuto il titolo di Poeta
e forse lo sono stato
per un po’
Anche il titolo di Cantante
mi è stato gentilmente attribuito
anche se§a stento ero capace di intonare un motivo
Per molti anni
sono stato considerato un Monaco
Mi rasavo il cranio e indossavo lunghe vesti
e mi svegliavo prestissimo
odiavo tutti
ma fingevo di essere generoso
e nessuno mi ha mai smascherato
La mia reputazione
di Donnaiolo era uno scherzo
mi ha fatto ridere amaramente
nel corso delle diecimila notti
che ho passato da solo
Da una finestra del terzo piano
affacciata su Parc du Portugal
ho guardato la neve
scendere per tutto il giorno
Come sempre
qui non c’è nessuno
Non c’è mai
Per fortuna
l’intima conversazione
è cancellata
dal bianco rumore dell’inverno
“Io non sono la mente
l’intelletto,
e nemmeno la voce che tace dentro…”
anche questo è cncellato
e adesso Gentile Lettore
con quale nome
nel nome di chi
tu vieni
a poltrire con me
in questi lussuosi
e declinanti reami
di Intimità Senza Scopo?

°

La mia vita nei vestiti

Dopo un po’
Non sai dire
Se sia mancanza
Di una donna
Oppure voglia
Di una sigaretta
E dopo poco ancora
Se sia notte
O giorno
Poi all’improvviso
SaiL’ora
Ti vesti
Vai a casa
Ti accendi
Ti sposi

°
Poesie tratte da:
il libro del desiderio – Leonard Cohen

Leonard Cohen consoles Nick Cave Painting by Ben Smith

Leonard Cohen consoles Nick Cave Painting by Ben Smith

Il desiderio e il Cristianesimo – René Girard

by Antonello Zappatore Palladino on 21 novembre 2016, no comments

Un interessante estratto da una conversazione su Radio3, in cui il filosofo René Girard parla della nascita della cultura e dei conflitti, del desiderio mimetico, della funzione dei capri espiatori nelle società e del perché il Cristianesimo è un punto di svolta per superare i meccanismi della violenza.

rené girardBibliografia:
* La violenza e il sacro – René Girard
* Il capro espiatorio – René Girard
* Cose nascoste fin dalla fondazione del mondo – René Girard

 

 

attenzione attenzione

by Antonello Zappatore Palladino on 20 ottobre 2016, no comments

Se ci segui lo sai. Siamo fermi da un po’.
Ma abbiamo novità. Le comunicheremo a breve. Se ci seguirai lo saprai.
lupoecontadino@gmail.com

Bruno Munari

Bruno Munari

Winnie Puh salvaci Tuh

by Antonello Zappatore Palladino on 20 settembre 2016, 6 comments

<<Il fatto è>> disse Coniglio <<che abbiamo sbagliato strada da qualche parte>>
Si stavano riposando in una fossa sabbiosa vicino alla Foresta. Puh si stava un po’ stufando di quella fossa sabbiosa e la sospettava di seguirli dovunque andassero, perché in qualunque direzione si incamminassero ci finivano sempre, e ogni volta che la vedevano spuntare tra la nebbia Coniglio esclamava trionfante: <<Ora so dove siamo!>> e Puh diceva tristemente: <<Anch’io>> e Porcelletto stava zitto. Porcelletto aveva cercato di pensare a qualcosa da dire, ma l’unica cosa che gli veniva in mente era: <<Aiuto, Aiuto!>> che sembrava una sciocca cosa da dire, quando c’erano Puh e Coniglio con lui.
<<Be’?>> riprese Coniglio dopo un lungo silenzio durante il quale nessuno lo ringraziò per la bella passeggiata, <<faremo meglio a incamminarci di nuovo. Da che parte proviamo?>>
<<Cosa ve ne pare>> suggerì Puh lentamente, <<se appena non vediamo più questa Fossa cominciamo a cercarla?>>
<<A che scopo?>> chiese Coniglio?
<<Be’>> spiegò Puh, <<continuiamo a cercare la strada di casa e non la troviamo, così ho pensato che se cercassimo la strada per questa Fossa, saremmo sicuri di non trovarla, che sarebbe una Buona Cosa, perché così potremmo trovare qualcosa che non stiamo cercando, che in realtà sarebbe poi quello che stiamo cercando.>>
<<Non mi sembra abbia molto senso>> osservò Coniglio.

Tratto da La strada di Puh di A.A.Milne

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Che dietro quell’aura apparentemente stupida di Winnie Puh ci fosse nascosto un grande saggio, l’ho sempre sospettato. Già da piccolo. Sempre rilassato, apparentemente banale nelle sue cose. Trasmette serenità da tutti i peli.
E poi – BOOOM – l’altro giorno mi sono trovato ad immergermi in un libro in cui emerge tutta la saggezza di Winnie Puh. Il libro si chiama: “Il Tao di Winnie the Puh”, scritto da Benjaminn Hoff, con un sottotitolo strepitoso: la via rivelata da un orso di pochissimo cervello.
È un libro bellissimo, meraviglioso.
Purtroppo è fuori stampa, ma se cercate bene sulla mappa del tesoro, forse…
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<<Dove andiamo?>>, domandò Puh, correndogli dietro e domandandosi se sarebbe stata un’Esplorazione o un Che-cosa-facciamo-adesso.
<<In nessun posto>> rispose Christopher Robin.
Così cominciarono ad andarci e dopo che ebbero camminato per un po’ Christopher Robin domandò: 
<<Che cos’è la cosa al mondo che preferisci fare, Puh?>>

(E naturalmente la cosa che a Puh piaceva di più in assoluto era andare a casa di Christopher Robin, a mangiare, ma dal momento che abbiamo citato questo passo, ci sembra superfluo citarlo di nuovo)

<<Anche a me piace>> disse Cristopher Robin, <<ma la cosa che preferisco fare in assoluto è Niente.>>
<<E come si fa Niente?>> chiese Puh, dopo averci riflettuto a lungo,
<<Be’, è quando ti chiamano proprio quando stai andando a farlo e ti chiedono: ‘ Che cosa stai andando a fare, Christopher Robin?’ e tu rispondi: ‘ Oh, niente’ e poi vai e lo fai.>>
<<Ah, ho capito>> disse Puh.
<<Adesso stiamo facendo una cosa nientosa.>>
<<Ah, ho capito>> ripeté Puh.
<<Significa passeggiare, ascoltare tutte le cose che non si possono sentire e non preoccuparsi.>>
Tratto da Il Tao di Winnie Puh, pg. 119

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(grazie a Gianfranco Bertagni. Il suo sito che cos’è!)

[Disco Racconto] – Cantos de Lisboa – Mike Cooper e Steve Gunn

by Antonello Zappatore Palladino on 6 settembre 2016, no comments

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: “Non c’è altro da vedere”, sapeva che non era vero. La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna ritornare sui passi già fatti, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore ritorna subito.
Jose Samarago – Viaggio in Portogallo
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Mike Cooper e Steve Gunn. Il vecchio e il giovane. Lisbona, il Fado, Jose Samarago, il blues, la malinconia. La musica come geografia della pioggia. Tentativo di accordare le dissonanze della vita, inevitabili da incontrare in qualunque città del mondo.
La RVNG, ha creato un po’ di anni fa, FRKWYS, questa collezione di dischi meravigliosa, di cui “Cantos de Lisboa” è l’undicesimo volume, pubblicato nel 2014. Come applicando la filosofia del principio fisico della pila, la RVNG ha fatto incontrare audacemente in questi progetti artisti abbastanza distanti fra di loro per vari motivi, generando un’energia in musica importante, spesso imprevedibile.
Interessante, intanto, che la traduzione della parola portoghese Cantos, sia angoli.
Il canto di sette angoli di una città. La costruzione di linee con le dita che puoi ripercorrere in una vecchia fotografia. Gli scorci, le curve, le increspature delle strade, le linee spezzate.
Non so se la malinconia sia nata con le immagini, ma ascoltare questo disco è per me proprio come un tentativo di aprire una porta dimensionale ad una vecchia fotografia di Lisbona, per ripercorrerne nel dettaglio propri ricordi architettonici, dissonanze cittadine forse mai vissute, ma presenti da sempre dentro di noi.
E cercare di accordare queste vecchie dissonanze è comunque da sempre una nostra missione.

Bello.

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1.Saudade Do Santos-o-Vehlo 
2.Pena Panorama 
3.Song For Charlie 
4.Pony Blues 
5.The Enchanted Moura 
6.Lampedusa 2013
7.Saramago  

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[Disco racconto] – Ako – Blick Bassy

by Antonello Zappatore Palladino on 28 luglio 2016, no comments

«Il modo di cantare di Skip James mi ha ricordato quello di un anziano musicista girovago, Mout Iloun, che, quando ero bambino, percorreva i villaggi del Camerun. E il suo passaggio era spesso l’unico avvenimento di rilievo dell’anno. E’ per questo che i temi del disco ruotano principalmente sull’infanzia, la trasmissione del sapere, l’importanza di conoscere la storia e la cultura del paese in cui si è nati».
Blick Bassy

Aprire le porte alla dolcezza del deserto quando fuori è confusione, è svegliarsi o addormentarsi?

Il deserto. 
Il deserto lo riconosci sempre dal vento.
E se senti il vento goffo della mattina, allora forse o l’hai appena superato o è un’oasi. Una danza sull’acqua. Ti puoi riposare. Puoi ascoltare i movimenti del tuo cuore al ritmo dei dondolamenti dell’amaca. Trombe come brezze marine al sole dell’estate.
Ci sono luoghi in cui dire all’altro: “per favore calmami”, è la cosa giusta.
Parlare con una sola parola? Non c’è l’amore, ci sono amori, diversi, due, tanti. Non c’è l’amore.
Alcune musiche sono portali, ti permettono di attraversare e cambiare stato di coscienza. Altre invece ti dicono solo: “Stai fuori ancora un po’! Non entrare!”. Le fabbriche, il fumo lì in lontananza. Solo per un po’…
Sai che c’è? Io sto ancora un po’ qua davanti, sull’amaca a immaginare questa zebra che sembra un bisonte. Tutto così definito, che mancano un sacco di cose. Ma non mi interessa, lascerò che manchino. Per un po’. Qualche minuto, l’eternità gioiosa di questo disco, di questa brezza, di questo riposo.

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Disco per una mattina d’estate.
Blick Bassy è un artista di origini camerunensi. Akö, così scritta a mano come nella definitissima copertina del disco, è una parola, un soprannome affettuoso usato dalle persone anziane. È una parola di una delle 250 lingue parlate nel suo paese. L’idea che ha ispirato questo disco è una foto di una persona, un musicista blues, tale Skip James (a cui è dedicato anche il breve brano “SJ” del disco), artista dalla vita difficile e misteriosa che non raggiunse mai la fama in vita, ma che rimane ancora oggi fonte di ispirazione per molta musica “blu”.
Leggendaria fu una delle sue ultime esibizioni al Newport Folk Festival (sì quello “di” Bob Dylan) del 1964 quando Skip, nonostante non avesse toccato la chitarra per 30 anni e fosse già molto malato, ma questa, come si suol dire, è tutta un’altra storia…

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Skip James nell’unica foto che lo ritrae giovane