Il Lupo e il Contadino – L’arrivo al porto

by Antonello Zappatore Palladino on 26 maggio 2016, 2 comments

Messaggio nella bottiglia per la ciurma.

Lupacchiotte e lupacchiotti,
ebbene sì, siamo arrivati al porto di questo incredibile viaggio per lunghi e avventurosi mari radiofonici. Abbiamo conosciuto durante la traversata un sacco di personaggi, affrontato mostri, scrutato stelle per capire dove ci trovavamo; richiamato in superficie un sacco di affascinanti sirene.
Sempre ben saldi al nostro timone-microfono.
Su tutte le isole dove ci siamo fermati, mappa alla mano, abbiamo sempre cercato tracce del tesoro con in tasca i nostri ? : strumenti magici, un po’ rabdomantici, e un po’ la nostra arma di difesa; a volte addirittura ridicoli lecca lecca per bambini. Di tesori siamo sicuri di averne trovati parecchi, non gemme o dollaroni, ma cose strane e preziose e, come tutti i tesori che si rispettino, li abbiamo piratamente usati, raccontati e condivisi fuori dalle rotte più battute, insieme a voi, simpatici pazzi, sconosciuti avventurieri immaginari, che qui al porto chiamano “ascoltatori”. C’è una bellissima canzone di Bob Dylan – When the ship comes in – che racconta proprio di questo arrivo al porto. Dentro c’è una visione.
Il porto è quel punto affascinante in cui la nave dondola cullata dalle onde del mare, sopra il confine mitico fra la fine di un viaggio, i saluti, il momento dei racconti e la prossima partenza. Noi non sappiamo dove sarà la prossima partenza, quale sarà la nave e l’equipaggio. Se il nostro galeone sarà ancora saldo e pronto; abbiamo sì altri progetti, un sacco di altre mappe in mano da esplorare, e abbiamo un sacco di avventure da raccontare. Ma il carico è importante, dobbiamo cercare altri pirati, anche ammiragli, paghe, se necessario per continuare a viaggiare.
Questo messaggio arrotolato, è però soprattutto un ringraziamento per voi che avete ascoltato sempre da molto lontano eppure misteriosamente da così vicino, con grande attenzione e partecipazione, le nostra narrazioni; condiviso bevute e brindisi e scazzottate marinaresche .Senza quell’attenzione il viaggio sarebbe rimasto soltanto dentro una vasca da bagno, come tanti, troppi viaggi fuori dalle rotte più battute.
E grazie, poi, a tutti i personaggi incontrati in questi anni per terra e per mare, contattati con incredibile semplicità, e che hanno scelto spontaneamente di lasciarci la loro ipotesi di crocetta sulla mappa del tesoro e un messaggio da portare al porto.
Questa è una chiamata all’avventura. Alla vostra personale avventura!
Il lupo dice: si può fare!

Infine, l’àncora: se vi va di condividere con noi la vostra esperienza lupacchiottesca, avete idee, libri, avventure da raccontarci, da proporci, ricordi, messaggi, bottini, missioni e nuove paghe, questo è il momento giusto!
Scriveteci!

lupoecontadino@gmail.com

Si raccontano favole ai bambini per farli addormentare,
agli adulti per farli svegliare.

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Il misterioso significato di Maracaibo – no balletti di gruppo. Per niente

by Antonello Zappatore Palladino on 14 aprile 2016, no comments

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Avviso: dopo la lettura di questa storia, forse i balletti di gruppo che così orgogliosamente ridicoli e spensierati facevi al villaggio vacanze, non saranno più così ridicoli…

Stavo ascoltando la radio in macchina, una di quelle radio locali che passano – e di solito pure per precisa scelta “politica” – musica brutta, ma di quel tipo di brutto “di nicchia”, che va a pescare nell’immenso oceano della musica da ballo, in quella per giovani-anziani, e qualche volta in quella per i nostalgici da prima di nascere; musica che – in fondo in fondo, bisogna ammetterlo – ogni tanto ti conforta.
Insomma, stavo ascoltando roba brutta in quel caldo pomeriggio di primavera, e la rotazione musicale (fonte sempre di grandi misteri sincronici), proponeva ad un certo punto Maracaibo, versione cantata dal signor popòdimeno, Jerry Calà.
Fino a quel pomeriggio io collocavo spontanemente Maracaibo nel genere di canzoni da ballo dei villaggi vacanze, quelle in cui si fanno le mossette-sceme di gruppo. Sbagliavo.
Di grosso.
Non lo so, sarà stato il modo di cantare di Jerry Calà, sarà stata l’aria di primavera, che hanno spostato l’attenzione sul testo e, per la prima volta, cogliendo qualche frase qua e là (4 colpi di pistola lei sparò…l’abbracciava sulle casse di nitroglicerina), ho intuito che poteva forse nascondere qualcosa di più di quattromosseinbalera.

Il brano del 1975 è stato inciso da Luisa Colombo, in arte Lu, e David Riondino(!). La leggenda metropolitana che la attribuirebbe a Raffaella Carrà è, appunto, solo una leggenda metropolitana. La storia, che si sviluppa musicalmente così leggera in pochi versi è, in realtà, una specie di racconto di Pinocchio al femminile, un’avventura di grande passione e di follia fantastica. Nella prima versione originale narrava di una ballerina spogliarellista (balla al Barracuda/sì ma balla nuda), mestiere che era in realtà una copertura alla sua vera professione (faceva traffico d’armi con Cuba); il verso successivo, nella versione più famosa, è stato clamorosamente cambiato, la versione originale, infatti, parlava di un amore per Fidel (Castro), trasformato poi in Miguel. Fidel, troppo impegnato guerrigliero (ma Fidel non c’era/ era in cordigliera da mattina a sera), era stato tradito per Pedro nel verso più divertente (l’abbracciava sulle casse di nitroglicerina), e poi più intenso della canzone: Fidel quando li scopre, spara a lei quattro colpi di pistola. A questo punto la storia fa un balzo e diventa favolistica: racconta di una fuga in mare (forza nove) della nostra ex-ballerina, e del suo spiacevole incontro con un pescecane (semi di Pinocchio? di Achab?). La storia ha un lieto fine (Pinocchio ha un lieto fine?), infatti la nostra ballerina diventa una maitre di un bordello (da burattino si trasforma in burattinaio), conservando però orgogliosamente il suo vanto – molto pinocchiesco anche questo – di portare sulla sua pelle bruna la cicatrice della zanna bianca del pescecane (se sarai cortese / ti farà vedere / nella pelle bruna / una zanna bianca come la luna).

La storia emerge, secondo me, in tutta la sua forza e bellezza nella versione incisa e cantata da David Riondino.
Eccola qui (spotify):

Una tragica vicenda di amore e di guerra/ ambientata nel magico scenario dei Caraibi.
Maracaibo
balla al Barracuda
sì ma balla nuda
za’ za’
sì ma le machine pistol
sì ma le mitragliere
era una copertura
faceva traffico d’armi con Cuba
innamorata
sì ma di Fidel 
ma Fidel non c’era
era in cordigliera da mattina a sera
Sì ma c’era Pedro
con la verde luna
l’abbracciava sulle casse
di nitroglicerina
tornò Fidel tornò
la vide e impallidì
il cuor suo tremò
quattro colpi di pistola le sparò
Maracaibo
mare forza nove
fuggire sì ma dove? Ah!
za’ za’
L’albero spezzato
una pinna nera
nella notte scura
come una bandiera
morde il pescecane
nella pelle bruna
una zanna bianca
come la luna
Maracaibo
finito il Barracuda
finito ballar nuda
za’ za’
un gran salotto
23 mulatte
ballan come matte
casa di piaceri per stranieri
io l’ho conosciuta
splendida regina
rum e cocaina
za’ za’
se sarai cortese
ti farà vedere
nella pelle bruna
una zanna bianca come la luna
Maracaibo

 

nessun dorma – le interviste di aprile del Lupo e Contadino

by Antonello Zappatore Palladino on 10 aprile 2016, no comments

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Direttamente dalla wunderkammer del lupo e contadino, questo è il programma interviste di aprile, con pure un assaggino di maggio.
E che assaggio!

5 APRILE
Nel cuore delle case – Viaggio interiore tra case e spazi mentali. Intervista con DONATELLA CAPRIOGLIO.

Abbiamo parlato di psicologia delle case.
Cosa cosa? Che c’entrano le case con la psicologia?
Per dirlo con una battuta, abbiamo bisogno di più sostanza e meno apparenza, di più cucine e meno salotti, e avremo quindi con noi Donatella Caprioglio, psicoterapeuta infantile e autrice di un bellissimo e toccante libro – Nel cuore delle case/ viaggio interiore tra case e spazi mentali – Edizioni il Punto d’Incontro, viaggio in cui Donatella, con sguardo sensibile ed estremamente femminile, ci risveglia l’attenzione sul legame profondo fra la nostra casa e la nostra identità. Abbiamo parlato quindi delle connessioni fra spazi casalinghi e psiche degli abitanti.
PODCAST QUI.

12 APRILE:
Chakruna – The Orgasmic way of living – Intervento in diretta con Lorenzo Olivieri e Jacopo Tabanelli
PODCAST QUI

(IMPORTANTE: l’intervista con Gianni Maroccolo è rimandata a maggio)

19 APRILE:
InCarnAzione. Romanzo Cosmico – Il cammino lungo la via Francigena.Intervista con ANDREA PIETRANGELI

Il diciannove intervisteremo Andrea Pietrangeli, grande viaggiatore e musicista, autore diInCarnAzione/Romanzo Cosmico – Spazio Interiore Edizioni, che parla, appunto, di stelle e di reincarnazioni. Andrea, come un nuovo Forrest Gump, ha deciso di parlare del suo progetto scegliendo le tappe per le presentazioni lungo l’antica via francigena che unisce Roma a Pavia. Questo ci ha colpito moltissimo. Sta percorrendo chilometri e chilometri di strada, a piedi, dal primo aprile, per cui lo intercetteremo proprio in cammino.
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26 APRILE: 
Desideriologia. La scienza della vita. Intervista con GABRIELE POLICARDO
Il ventisei, sarà la volta di Gabriele Policardo, compositore, regista, e autore di Desideriologia/La scienza della vita – Spazio Interiore Edizioni, con il quale parleremo di desideri e del potere degli antenati, della toccante sindrome del gemello scomparso, dell’importanza del riappacificarsi con le proprie radici familiari.
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3 MAGGIO:
La Presenza – Seconda parte. Intervista con MARINA BORRUSO
Il tre maggio, avremo di nuovo con noi Marina Borruso, maestra di Presenza, per una seconda intervista in tema di attenzione, di consapevolezza e di percorsi spirituali. La prima è stata intensissima, profonda, divertente e pure leggera, caratteristiche molto difficili da trovare a fianco a fianco in una sola intervista, per cui abbiamo deciso insieme di riproporre l’esperienza, andando ad approfondire le difficoltà che si trovano lungo i percorsi spirituali soprattutto in questo preciso periodo storico, che storico lo diventerà.
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Mitologie felici – Franco Bolelli

by Antonello Zappatore Palladino on 30 marzo 2016, no comments

Cosa sono le mitologie felici?
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Qualche traccia per costruire una mitologia di questo genere.
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(estratto dall’intervista con Franco Bolelli, che trovi integrale QUI).

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Bibliografia consigliata:
* Viva tutto! – Franco Bolelli, Lorenzo “Jovanotti” Cherubini
* Tutta la verità sull’amore – Franco Bolelli, Manuela Mantegatta
* Mitologie Felici – Franco Bolelli, Matteo Guarnaccia, Franco Bolelli, Daniele Bolelli, Francesco Morace, Franco Berardi, Andrea Zinconi, Tiziana Corbella

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Se portasser le bambine – come e perché nascono i gusti musicali

by Antonello Zappatore Palladino on 14 marzo 2016, no comments

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Di seguito un estratto dall’interessante libro di Carl Wilson: Let’s talk about love. Why Other People Have Such Bad Taste, tradotto in maniera più ruspante in italiano in: Musica di merda. Parliamo d’amore di Celine Dion, ovvero, perché pensiamo di avere gusti migliori degli altri, per ISBN edizioni.
Quest’estratto che riportiamo di seguito dà una bella lettura, molto semplice e profonda, del perché dei gusti musicali personali.

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[…]Il giorno in cui stava per morire, mia madre cantò una canzone che non avevo mai sentito. […] Mentre era sotto sedativi aveva cercato di strapparsi di dosso i tubi che la tenevano in vita e di uscire dall’unità di terapia intensiva. Per calmarla avevo  cominciato a sussurrarle all’orecchio. Canzoni. Inni come Amazing Grace, e le ballate dell’epoca di Tin Pan Alley. Poi era entrata un’infermiera con una targhetta sul camice che diceva <<Rachel>> e all’improvviso mia madre era tornata mentalmente all’età di sette anni, e si era messa a cantare una canzoncina del salto della corda.

Rachel, Rachel I’ve been thinking, what a queer world this 
should be,
If the girls were all transported far beyond the Northern Sea!

Quella breve interpretazione trasmetteva una presa di contatto con la realtà accompagnata da calma e innocenza: subito dopo mia madre si illuminò in volto e seguì le istruzioni come una brava scolaretta del Winsconsin. Ero sconcertata. Fin da bambina conoscevo la colonna sonora della vita di mia madre. Mi aveva parlato più volte delle melodie che da piccola le piacevano e non le piacevano. […] La competenza che ho sviluppato nei vent’anni in cui ho lavorato come critico musicale nacque all’interno di questi scambi tra madre e figlia. […]
Eppure eccola lì, mia madre, tornata bambina e presa da una melodia che non avevo mai sentito. In quel momento mi sentii lontanissima da lei. In preda a un immotivato attacco di panico, tirai fuori lo smartphone e cercai le parole che le erano sfuggite di bocca. Scoprii che Reuben and Rachel è un duetto comico scritto nel 1871 e divenuto famoso come canzoncina per bambini […]
Mi resi conto che quei versi erano restati nascosti in una sacca profonda e scollegata dei ricordi di mia madre, un luogo rimasto incontaminato dal processo di formazione del gusto, dove sopravvivevano legami meno consapevoli con le esperienze dei primi anni di vita. Quella scoperta mi spinse a chiedermi: quando arrivi alla fine della tua vita, il buon gusto ha importanza? O forse le identità che ci siamo costruiti a partire dalle nostre scelte culturali scompaiono, e lasciano il posto alle prime esperienze in cui ci siamo imbattuti, quando eravamo ancora indifesi?
Non so se Reuben and Rachel sia stato davvero il punto di svolta della guarigione di mia madre, ma di lì a pochi giorni, come per miracolo, era di nuovo se stessa. […]
Le opinioni non richieste e le preferenze delle donne comuni esercitano un’enorme influenza all’interno del vasto campo dell’esperienza culturale concreta. Sono loro a determinare i colori delle nostre case, che siano pastello, neutri o vividi. Sono loro a stabilire cosa mangiamo: per esempio negli anni settanta, nel nostro quartiere di periferia tutte le madri si sforzavano di cucinare ricette cinesi. Da bambini portiamo i vestiti che secondo loro ci stanno bene, veniamo iscritti a corsi che riflettono i loro interessi, impariamo a leggere i libri che loro decidono di leggere a noi. Ogni artista allevato da una donna porta su di sé l’impronta della sua visione del mondo.
[…] quando si tratta di capire il processo di formazione dei canoni della critica, la dimensione domestica rimane tagliata fuori, e di rado viene considerata come una fonte in grado di influenzare i creatori di cultura, a meno che non siano questi ultimi ad affrontarla esplicitamente. Questo fenomeno è particolarmente vero quando si pensa agli artisti maschi. Quando andiamo a vedere un blockbuster di Christopher Nolan ci capita mai di pensare che sua madre doveva essere un’appassionata di colori freddi? […]
È stato lo shock che ho provato ascoltando mia madre condividere un brano musicale a cui non aveva mai fatto cenno prima di allora a riportarmi indietro nel tempo, e a farmi capire che prima di conoscere il surrealismo e i Clash, Prince, David Linch o David Cronemberg conoscevo le cose che piacevano o non piacevano a mia madre. È da lei che ho appreso lo swing delle big band e lo sfarzoso romanticismo dei musical: ho scoperto il significato della grazia fisica nell’oscillazione della colonna vertebrale di Gene Kelly, e quell’intrigo nei gialli di Agatha Christie. E credo di aver cominciato a capire cosa fosse al frustrazione a partire dalle esperienze culturali di mia madre; perché, naturalmente, nonostante fosse un’avida lettrice, un’appassionata di teatro e ascoltasse spessissimo musica dallo stereo del soggiorno, nessuno si sarebbe mai sognato di prendere sul serio le sue opinioni.
Come tante altre donne mia madre creò un mondo per me, per mio padre e mio fratello, ma anche per tutti coloro che la conoscevano: un mondo dorato che si è dispiegato di fronte a noi, eppure invisibile ai più. È lei il primo vero critico che io abbia mai conosciuto.

Ann Powers.
Tratto da: Musica di merda – Carl Wilson

Un’esperienza di ascolto consapevole con Marina Borruso

by Antonello Zappatore Palladino on 24 febbraio 2016, no comments

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La meraviglia – immagine tratta dal uebb

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Vi proponiamo un’esperienza di presenza nell’ascolto, con Marina Borruso, sopra un brano originale di Vinicius de Moraes, musica di Baden Powell, nella versione cantata da Maria Bethania, estratta dall‘intervista di ieri sera:
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Samba da benção, vuol dire “Samba delle benedizioni”, ed è un brano che il grande Moraes scrisse per benedire i suoi maestri e gli ispiratori della sua musica. In questa versione più lunga, che vi proponiamo, Moraes cita molti riferimenti culturali e spirituali (tanti italiani). Particolare-chicca collegato con l’intervista, al min.4.34, ci è parso di carpire, fra le tante benedizioni un “Eckhart Tolle“, personaggio importante nel percorso spirituale di Marina Borruso, che abbiamo citato anche durante l’intervista.
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Qui, infine, trovate invece la traduzione integrale del brano in italiano.
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L’intervista integrale che abbiamo fatto con Marina Borruso, puoi trovarla invece QUI.
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Biblio/sitografia consigliata di Marina Borruso:

* Il presente è adesso (libro-dvd)
* Essere nel presente
* Il risveglio della nuova consapevolezza
* Marinaborruso.net

5 film sconosciuti (o quasi) consigliati da Davide Sibaldi

by Antonello Zappatore Palladino on 22 febbraio 2016, no comments

L’ultima intervista con Davide Sibaldi, è stata ricchissima di spunti. Si è parlato di cinema, del suo ultimo film In Guerra, di Star Wars, Tarantino, i significati profondi dei cartoni animati, del 3D e del 4D, delle terapie cinematografiche.
L’intervista la trovi cliccando QUI.

“Fuori aria” abbiamo poi chiesto a Davide di rispondere ad una delle domande che avevamo in scaletta per lui, ma che non siamo riusciti a fargli in diretta per tempo scaduto: semplicemente una lista di 5 film sconosciuti o quasi oggi in Italia, da consigliarne la visione con il perché.

Eccoli qui:

1) ANGELO di Ernst Lubitsch. Splendida storia d’amore.

2) LA FUGA con Humphrey Bogart. Film in Bianco e Nero, lungo più di 2 ore: la gran parte delle quali in soggettiva. Bellissima regia e storia.

3) LES ENFANTS DU PARADIS: capolavoro francese di circa 4 ore. diretto da Marcel Carne e scritto da Jacques Prevert in un linguaggio irradiato di poesia. Un film di enorme impatto emotivo e artistico.

4) GUERRA E PACE di Sergej Bondarcuk. Film bellico di 6 ore. 2 ore di battaglia con 120.000 comparse vere. Il film, ad oggi, più costoso della storia. Registicamente eccezionale.

5) LA GUERRA DEL FUOCO di J.J. Annaud. Film di grande cultura e avventura: sugli uomini della pietra. Con la ricostruzione del loro linguaggio originale. Mammuth, tigri con le zanne a sciabola, Homo Sapiens, Sapiens Sapiens, Neanderthal, ecc…

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Filmografia/Bibliografia consigliata di Davide Sibaldi:
* IN GUERRA (2015) – film, libro e dvd
* L’estate d’inverno (2008)
* Giuseppe e lo sputafuoco (2015)

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Una notte. Una metropoli in balia della crisi economica. Uno scrittore di libri per bambini e una giovane arpista devono attraversare una metropoli sconvolta dalla crisi economica.
Un viaggio nelle tenebre alla ricerca dell’alba che tutti aspettano. Un viaggio nell’Italia di oggi in cui il romanzo incontra la cronaca e statistiche vere che fotografano un paese allo sbando.
Un paese nel quale i due eroi si trovano a dover lottare con tutti loro stessi e a vincere per essere liberi, per poter amare e creare quello che che desiderano.
Metà romanzo e metà saggio sociologico, in guerra utilizza uno stile narrativo su quattro livelli differenti che destabilizza in positivo la percezione del lettore e lo immerge all’interno della storia.

Antropologia delle trasformazioni di coscienza

by Antonello Zappatore Palladino on 12 febbraio 2016, no comments

Per la serie “Libri da ululato”, un libro prezioso ricchissimo di spunti.
La recensione la trovi nel video, il libro lo trovi QUI. 

mia recensione di un libro di spunti belli per cambiare stato di coscienza

Pubblicato da Antonello Zappatore Palladino su Venerdì 12 febbraio 2016